domenica 12 febbraio 2017

Sesso con fratello e sorella

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Erano tutti ubriachi e fumati. Flora, Daniele e Carlo si erano chiusi nella stanza dei genitori di Flora e Carlo.
Daniele si sentiva strano, perchè non era da tutti guardare un fratello e una sorella che si baciavano con la lingua, toccandosi intensamente.
-Vieni qui, Daniele.- disse Flora, con fare ammaliante.
Daniele si avvicinò a lei ed iniziarono a baciarsi. Flora era bella ed affascinante, proprio come una modella.
Le accarezzò il piccolo seno, mentre Carlo iniziava a masturbarsi, guardandoli.
Era una situazione carica di perversione. Lui non era abituato a quel mondo, ma tuttavia non riusciva ad allontanarsene, dopo aver provato il suo potere di seduzione.
Erano incredibili. Lei lo stava baciando, mentre suo fratello si eccitava, guardandoli.
-Lo vuoi un pompino?- chiese gentilmente.
-Sì.
Aveva il cazzo duro per via degli strusciamenti con quella ragazza sottile e affusolata.
Flora si mise in ginocchio, slacciando i pantaloni di Daniele, tirandogli fuori il cazzo.
Quando le sue labbra gli avvolsero il membro duro, pensò di essere finito in un sogno. Era sempre strano quando una ragazza così spudoratamente bella finiva per ciucciarti il cazzo.
I loro occhi si scontravano in continuazione durante l’atto e Daniele si dimenticò per qualche secondo della presenza d Carlo, intento a masturbarsi in maniera quasi compulsiva.
Le accarezzò la testa, come avrebbe potuto fare con un cane e chiuse gli occhi, lasciandosi trasportare dal momento. Una bocca semplicemente perfetta con una capacità unica nell’arte del fellazio.
-Avanti succhiagli il cazzo troietta.- disse Carlo, con voce ansimante.
Era davvero un pervertito. In effetti anche lei doveva essere una pervertita. L’aveva vista baciare suo fratello e adesso gli stava succhiando il cazzo.
Doveva imparare a godersi il momento e quello era un esercizio estremamente utile per apprendere quella cosa.
Sollevò Flora, tirandola per i capelli. Non le fece male, ma un po’ di forza bruta era quello che ci voleva per stabilire bene i ruoli di quella performance.
Le slacciò i jeans e le sfilò le mutandine in un attimo, allargando le gambe.
-Come sei rude. Mi piace.- disse lei.
La penetrò, guardandola intensamente negli occhi, quegli occhi tanto ammalianti quanto pericolosi.
Incassava i colpi con stile, ma era decisamente lui a guidare la faccenda, scopandola con un impeto simile a quello di un bufalo incattivito.
Carlo si alzò e si avvicinò a loro e afferrando la faccia della sorella se la portò a cinque o sei centimetri dal pene, dicendo -Lo vedi? Lo vedi il cazzo di tuo fratello? Ciuccialo.
Flora iniziò a mangiare il pene del fratello mentre il cazzo di Daniele la penetrava con foga. Erano diventati una sorta di macchina del sesso, intenta a viaggiare verso una serie di orgasmi multipli.
Daniele iniziava a sentirsi quasi a disagio e se il suo pene non fosse stato momentaneamente conficcato dentro quello splendore di ragazza, se ne sarebbe sicuramente andato.
Il caso volle che quella coppia di fratelli incestuosi avesse scelto proprio lui per i loro giochetti sessuali.
Era pur sempre una di quelle esperienze che avrebbe potuto raccontare ai suoi amici tra una birra e una sigaretta, quello era poco ma sicuro, ma c’era qualcosa di molto più viscerale in quell’atto.
Era come se Carlo e Flora cercassero semplicemente un terzo elemento che giustificasse in qualche modo la loro tresca amorale tra consanguinei. A lui bastava scoparsi quella fighetta calda per poi sparire nel nulla, dimenticando quella sensazione di sporco che al momento sembrava ricoprire i loro corpi.
Carlo estrasse il pisello dalla bocca della sorella e, masturbandosi davanti al suo faccino angelico, le sborrò in faccia.
Lo sperma le ricoprì tutto il volto. Flora si volto e guardò Daniele negli occhi, mentre continuava a cavalcarlo.
Provava disgusto nei suoi confronti e questo lei lo sapeva, ma non poteva assolutamente farci niente. Il rapporto con quo fratello avrebbe disgustato chiunque, ma non lei. Avevano deciso che l’ipocrisia della morale non li avrebbe mai feriti, almeno finché avrebbero combattuto nella stessa trincea.

Febbre nel cottage


Giovanni guardò nuovamente fuori dalla finestra del cottage.
Ora la neve cadeva con maggior insistenza.
C'erano state folate di neve per gran parte del pomeriggio.
L'accumulo aveva raggiunto i dieci centimetri. sembrava che la cosa diventasse seria.
I meteorologi l'avevano predetto e per una volta sembrava che ci avessero azzeccato.
C'era da supporre che sarebbero caduti altri quaranta centimetri ma probabilmente la maggior parte sarebbe caduta durante la notte.
Bene, era comodo nel suo cottage ai piedi delle colline ed era venerdì.
Non doveva andare da nessuna parte fino a lunedì mattina, così non gli importava che nevicasse.
Era venuto qui per allontanarsi dal resto del mondo e la neve si era aggiunta al desiderato senso di isolamento.
Stava aggiungendo alcuni ceppi al fuoco quando sentì bussare alla porta. Non aspettava nessuno e si meravigliò che ci fosse qualcuno in giro con quel tempo.
Aprì la porta e si trovò davanti una donna attraente circa della sua età. Indossava una lunga giacca invernale, jeans e stivali.
Sembrava che avesse camminato per un bel po' nella neve. In vista non c'era alcuna macchina.
"Ciao." disse. "ho dei problemi.
Sembra che la mia macchina abbia deciso di rompersi proprio a metà strada. Hai un telefono che possa usare?"
"Sicuro." disse Giovanni,
"Entra."
Dopo che fu entrata, chiuse la porta e gli indicò il telefono attaccato al muro. "Serviti."
"Grazie. Vorrei chiamare qualcuno per vedere se posso avere un carro attrezzi per tornare in città."
"Buona fortuna con questo tempo. Penso che quello più vicino sia in città a 30 chilometri e dubito che venga qui ora. Cosa ti ha spinto ad uscire con questo tempo?"
"Ho paura che tu abbia ragione per il carro attrezzi, ma voglio tentare comunque. Sono un agente immobiliare. Cercavo un posto ad alcuni chilometri da qui e non pensavo che il tempo peggiorasse in questa maniera."
Cominciò a comporre il numero. No, gli dissero che il carro attrezzi non avrebbe potuto uscire prima del mattino.
Era fuori per un incidente e c'era un'altra persona prima di lei.
Tentò con un altro, con un amico e finalmente con l'ufficio.
Non rispose nessuno dei primi due e l'ufficio era già chiuso.
La sua situazione stava peggiorando.
"Non riesco ad ottenere nulla."
disse riattaccando dopo l'ultimo tentativo.
"Che cos'ha la tua macchina?"
"Ho preso una pietra in quella meravigliosa immondizia di strada che c'è li fuori e devo aver rotto la coppa dell'olio. E ora non riesco ad avere un carro attrezzi prima di domattina e non riesco a telefonare a qualcuno che possa venire a prendermi." esitò un momento prima di continuare.
"Per caso non dovevi andare in città questo pomeriggio o questa sera?
"No. Ti porterei se potessi ma il mio camioncino è in officina in città e questo che ho in prestito non ha pneumatici adatti. Ammesso di riuscire a raggiungere la città vivi, non riuscirei mai a tornare. Questa tempesta penso che peggiori."
"Oh." fu tutto quello che riuscì a dire mentre si guardava i piedi.
Stava per avere una buona idea per uscire dai guai, non aveva dove andare o dove stare ed il tempo stava peggiorando.
"Penso che tu sia, come si dice, tra l'incudine ed il martello." disse Giovanni prima che lei potesse dire qualcosa,
"Anche se avessi trovato qualcuno al telefono, dubito che sarebbe stato così matto da venirti a prendere. Comunque poteva finire peggio. Se non altro sei in un luogo caldo e asciutto, se vuoi puoi passarci la notte. Posso fare un letto per te sul divano e prima preparerò la cena. Non è un problema farla per due invece che per uno."
"Mi dispiace disturbarti, ma penso di non avere molte scelte. Grazie."
"Togliti la giacca ed accomodati" disse con un sorriso. "Io sono Giovanni."
"Cinzia." disse stendendo la mano.
"E grazie per l'ospitalità per questa la notte."
Si tolse la giacca e Giovanni l'appese ad un piolo vicino alla porta. Indossava jeans che sembravano essere stati spruzzati ed una camicetta di seta allacciata in vita.
A giudicare dai capezzoli molto eretti e dal sobbalzare delle mammelle quando mosse, non sembrava che portasse il reggiseno e Giovanni sentiva eccitazione nei calzoni. calciò via la neve che copriva i suoi stivali e si accoccolò sul divano.
Era molto bella da vedere quando indossava la giacca, senza era terrificante!
E doveva essere un diavolo quando cercava di vendere una casa.
Giovanni si sedette su una sedia davanti al divano e parlarono per un po'.
Era piuttosto animata nel parlare e a Giovanni piacevano le sue tette che rimbalzavano.
Tutto quel movimento aveva fatto strofinare i suoi capezzoli contro la seta e lui pensò che fosse questo che li teneva così eretti.
Gli piaceva e li fissava mentre parlavano.
Finalmente a Giovanni venne fame e preparò la cena.
Cinzia aveva fame ed avrebbe mangiato qualunque cosa lui avesse preparato, ma trovò che era un abbastanza bravo in cucina ed aveva preparato una cena molto buona.
Cinzia pensò che essere bloccata lì con Giovanni non era un cosa così negativa dopo tutto.
Dopo cena si sedettero insieme sul divano e guardarono la televisione per un po' ed infine il telegiornale.
Gran parte delle notizie riguardavano la tempesta che era stata tremenda come i loro metereologi avevano predetto e diverse macchine erano arenate sull'autostrada.
"Ecco perché non ho voluto accompagnarti in città." disse Giovanni,
"Avrei potuto essere io in una di quelle macchine."
"Ero un po' preoccupata dal fatto di non tornare al più presto in città, ma sei stato così bravo che comincio a pensare che non è stato poi così male dopo tutto rimanere bloccata qui."
A Giovanni piaceva la sua compagnia.
Gli sarebbe piaciuto entrare nei suoi calzoni, ma non era molto probabile.
Non dava l'impressione di essere interessata a condividere il letto con lui. Hanno guardato un film e poi gli ha proposto di preparargli il letto sul divano. Ha tirato fuori le lenzuola e lei l'ha aiutato fare il letto.
Sperava che gli domandasse di dormire con lei, ma non lo fece.
"Vuoi una grossa T-shirt da usare come camicia da notte?"
Gli ha domandata quando il letto è stato preparato.
"Grazie, mi sarebbe utile. Uh... dove dormi? Al piano di sopra?"
"Sì, c'è la camera da letto di sopra." Ha detto mentre toglieva dall'armadio una T-shirt per lei.
"Dammi qualche minuto e poi il bagno è tutto tuo."
Ancora non gli diceva di dormire con lei.
La speranza si affievoliva rapidamente.
Dopo essere uscito dal bagno ha spento tutte le luci ad eccezione della lampada sul tavolo vicino al divano.
Cinzia è andata nel bagno a prepararsi per la notte.
Dopo pochi minuti la lampada era spenta.
Giovanni avrebbe voluto avere il coraggio di domandargli di passare la notte nel suo letto.
Era sdraiato sulla schiena a fissare il soffitto nella semioscurità e pensava a lei quando ha sentito dei passi.
Si è meravigliato perché saliva nel buio.
Sperò che fosse completamente nuda e volesse avere un'orgia di sesso tutta la notte con lui, ma probabilmente si trattava di una ragione più pratica.
"Giovanni?"
La morbida voce di Cinzia ha attraverso l'oscurità.
"Sì?" ha risposto, incerto su cosa sarebbe successo poi.
"Fa un po' freddo giù." ha detto lentamente,
"ti dispiace se vengo nel tuo letto?"
Aveva freddo?
Aveva lasciato acceso il riscaldamento proprio per lei ed aveva messo altra legna sul fuoco.
"Sicuro! Vieni qui."
Forse era eccitata come lui.
"Oh, è molto più caldo qui." ha detto quando ha raggiunto la cima della scala.
"Uh...perche tu non abbia sorprese al buio ti avviso che dormo in una pelle di bufalo e così sono nudo."
"Nessuna meraviglia. E' veramente bello e caldo qui. Penso che scivolerò fuori da questa T-shirt e dormirò senza."
Il cazzo di Giovanni ora era sull'attenti.
Poteva vedere nella luce fioca la silhouette di Cinzia che si avvicinava al letto.
Si mise di fianco al letto e si sfilò la T-shirt dalla testa.
Anche nell'oscurità gli mancò il fiato a vederla così.
Non riusciva a distogliere gli suoi occhi da lei mentre piegava la T-shirt.
La mise sul pavimento e poi si sfilò la biancheria intima dalle gambe ben fatte. Giovanni stava sbavando.
Scivolò fra le lenzuola proprio vicino a lui.
Lui la circondò col suo braccio e tirò il suo morbido corpo caldo sopra di lui. "Ero qui sdraiato a pensare a come fare per invitarti a salire, ma non ne avevo il coraggio."
"Avresti dovuto domandarmelo." disse dandogli un morbido bacio sulle labbra.
Si mise di fianco ed appoggiò una gamba su lui.
"Non pensavo che lo volessi." disse mentre gli carezzava la gamba.
"non era che non ti volessi qui, ma non volevo che tu pensassi che ti avessi invitato a rimanere solo per questo."
"Non l'avrei pensato. Avrei indovinato dalle tue parole che la vera ragione era il poter cucinare per me."
"Ti è piaciuta la mia cucina?"
La tirò completamente sopra di lui.
"Uh-hu. Non crederesti al numero di individui con cui ho avuto un appuntamento che pensavano che un congelatore ben fornito ed un microonde erano il massimo della vita. Erano felicissimi quando avevano una ragazza per la notte che conoscesse davvero l'uso del microonde."
Lei sentì le sue mani scivolargli giù per la schiena e cominciare ad accarezzargli il sedere.
"Ho sempre pensato che la strada del cuore di un uomo passasse attraverso il suo stomaco e quindi una ragazza potesse ottenere un individuo se sapesse cucinare. Ora mi dici che la via per entrare nei calzoni di un ragazza è cucinare per lei?"
"Forse non sono qui?" Cinzia ha cominciò a baciare il suo corpo verso il basso.
"Sono stanca di appuntamenti dove ci si aspetta che sia io a cucinare."
Lei aveva segnato un punto.
"Cosa ne pensi del sessanta nove?" domandò lui mentre lei gli lavorava la parte bassa del corpo.
Gli piaceva il sesso orale e moriva dalla voglia di assaggiarla.
Probabilmente il suo sapore e il suo profumo erano buoni quanto lui immaginava.
"Ora che lo dici," disse alzandosi e girandosi,
"mi piace abbastanza, ma mi distrae un po' e mi è difficile venire in quella maniera."
Si posizionò sopra di lui cosicché il suo sedere molto bagnato era finito davanti alla sua faccia. I suoi morbidi peli pubici strusciavano contro il suo mento.
Preso un profondo respiro e fiutò il suo caldo sesso femminile.
"Grande. Ci vuole un buon riscaldamento per poi venire meglio." disse mentre la sua lingua divideva le spesse labbra esterne del sesso ed andava in cerca del clitoride e dell'apertura.
Dopo il primo assaggio del suo succo, sentì la sua bocca scivolare sul suo cazzo duro.
Le sue mani errarono sul suo corpo mentre la leccava e godeva del suo succhiare.
Presto la sua lingua si attardò sul suo clitoride, colpendolo leggermente, leccandolo e di quando in quando succhiandolo gentilmente.
Aveva un clitoride di una discreta grandezza.
Era facile trovarlo e diventava lungo e rigido quando lei si eccitava.
Presto volle essere profondamente in lei e lei lo voleva là.
"Ne ho abbastanza di girarci intorno.
Voglio venirti dentro Cinzia."
"Bene, perché è dove ti voglio. Mi hai scaldato abbastanza e sai veramente come mangiarmi."
Ha detto quando il suo cazzo è scivolato fuori dalla sua bocca.
"Uh...hai dei preservativi per caso?"
"Sicuro. Proprio nel comodino."
Rotolò verso l'orlo del letto e accese la lampada.
Aprì il cassetto perché li vedesse e disse, "che tipo vuoi?"
"Non so, che tipi hai? Nessuno mi ha mai fatto scegliere prima." disse strisciando fino all'orlo del letto.
"Allora, c'è quello sottile, credo che quello vada meglio per me, ce ne sono alcuni colorati e ce ne sono alcuni muniti di coste."
"Hmm... non ho mai provato quelli con le coste. Ne proviamo uno? Ti fanno godere quando li adoperi?"
"Uno o l'altro non fanno differenza per me. Talvolta sono qualcosa di diverso per la donna."
"proviamone uno allora." ha detto prendendo un preservativo con le coste imballato e guardandolo.
"Sdraiati sulla schiena che te lo metto."
Giovanni rotolò sulla schiena e guardò affascinato mentre lei apriva il pacchetto, rimosse il preservativo, lo guardò di nuovo e poi glielo mise sulla testa del cazzo.
La sua mano morbida e calda lo srotolò giù per l'asta del cazzo ancora molto duro.
Quando fu completamente srotolato, dolcemente fece correre la mano su e giù lungo l'asta per sentire le costole del preservativo.
"Non so se mi piacerà o no" disse mentre teneva diritto il suo cazzo e gli si muoveva sopra.
Quando stava per penetrarla, disse,
"Andiamo." e si abbassò sul cazzo di Giovanni coperto dal preservativo.
"Mi sembra di sentire un po' le coste." disse quando fu tutto dentro di lei.
Cominciò a muoversi su e giù sul suo cazzo, concentrata sulle sensazioni.
"Si, fa qualche cosa, ma penso che quello che dovrebbero inventare qualcosa di meglio per la donna."
Giovanni sentiva cosa stava facendo per lui!
Si divertiva ad entrare ed uscire da lei e gli piaceva la visione che aveva del suo corpo seduto su lui che si alzava ed abbassava.
Le sue mani erano sulla sua vita per sincronizzare il suo spingere verso l'alto con le descese di Cinzia.
Era molto bagnata e lui scivolava facilmente dentro e fuori di lei.
Era tanto stretta che lui non riusciva a sentire completamente le costole del preservativo. Quello che sentiva era la spinta iniziale a venire.
"Ti piace che io sia di sopra e che tu mi stia fottendo duramente Giovanni?" Anche lei stava per venire e desiderava un'altra posizione.
"Okay. Vediamo se riesco a metterti sotto senza uscire da te mentre ci giriamo."
Si mise a sedere, gli mise un braccio intorno stringendola a se e facendola girare con la schiena contro il letto.
Era riuscito a farlo mantenendosi profondamente dentro di lei.
"Ora chiavami veramente Giovanni." domandò,
"dammelo veramente. Non più preliminari o stuzzicarmi, fammelo avere veramente."
Giovanni cominciò con un movimento lungo e lento ma presto glielo diede più velocemente e più duramente.
Era molto bagnata ora e facevano rumori sexy quando i loro corpi si univano.
Cinzia gli circondava la schiena con le gambe per tirarselo dentro il più possibile.
Ora nessuno dei due faceva più attenzione al tempo o se il preservativo aveva le costole o meno.
"Oh Giovanni," si lamentò Cinzia,
"fra poco verrò. Dannazione quanto mi hai fatto godere."
"Bene," gemette, "perché anch'io sto per venire."
"Per favore vieni per me Giovanni," pregò,
"voglio sentirlo. Voglio sentirti venire. Non appena lo farai, anch'io verrò... Sono così vicina... per favore vieni per me ora."
"Oh Dio!" gemette Giovanni, "vengo!!"
Sentì la prima sborra spingere nel suo cazzo, correre su per l'asta e sprofondare dentro di lei.
Seguirono innumerevoli sprizzi mentre il suo orgasmo sembrava non finire mai.
Poco dopo sentì che Cinzia cominciava a venire anche lei.
Si lamentò e poi quasi gridò quando venne.
Non era solo il fatto che lei avesse un orgasmo!
Era anche il sentire il suo corpo venire sul suo cazzo, sentire lo spasmo del suo corpo sotto di lui e sentirla urlare.
Quando gli orgasmi finirono, tenne le gambe avvolte intorno a lui, per non lasciarlo andare, lui non obiettò.
Gli piacevano le strizzate che stava dando al suo cazzo con i muscoli sorprendentemente forti.
Lo lasciò andare solo quando divenne completamente molle.
"Dannazione, mi hai fatto godere." disse Giovanni rotolando via da lei.
"Bene. Tu mi hai fatto venire come non venivo da anni. Non avevo mai capito di essere stata con amanti inesperti o cosi così."
Giovanni tolse il preservativo e lo tenne in mano per vedere quanto sperma c'era dentro.
"penso di averti dato tutto quello che avevo Cinzia."
"Meno male che avevi quello altrimenti mi avresti messa incinta sicuramente, pillola o non pillola."
"Le costole del preservativo hanno fatto qualche differenza?"
"Solo per pochi minuti all'inizio, e non molto anche allora. Le sentivo ma poi sono stata presa da altro e non ho più badato a loro. Non credo che abbiano avuto qualcosa a che fare col fatto che tu mi hai fatto venire. Potremmo provare senza domani mattina per vedere se c'è qualche differenza."
La mattina seguente provarono con un preservativo normale e lei godette come durante la notte con l'altro tipo.
Fecero colazione ed provarono a chiamare di nuovo per un carro attrezzi.
La tempesta non aveva scaricato tanta neve quanta le previsioni del tempo avevano annunciata ed il vento aveva spazzato via la tormenta prima del previsto.
Il carro attrezzi sarebbe arrivato in mezz'ora.

Paola


Non saprei dire quando è scattata la scintilla in lei ma, di sicuro ricordo quel brivido che provai quando, spiegandole una radiografia appena sviluppata, il mio braccio si trovò involontariamente a premersi contro il suo seno. Avvertii una sensazione di crescente calore impadronirsi della mia persona e credo di essere leggermente arrossito mentre Paola, la mia giovane collega, protendendosi verso la radiografia strofinava inconsapevolmente il seno sul mio braccio facendomi avvertire i suoi capezzoli che immaginavo rinchiusi in un leggero reggiseno. Non avevo mai pensato a lei come una donna; era da quasi due anni la mia giovane collega che mi aiutava in ambulatorio, ma da quel momento qualcosa scattò in me e Paola ai miei occhi, cominciò ad apparire donna. Mi ero ormai lasciato alle spalle da qualche tempo una relazione molto intensa e contrasta, con la mia compagna. C'eravamo dati un avvelenato ben servito dopo tre anni e mezzo. Un giorno decisi di rompere gli indugi con Paola, che pur sapevo felicemente fidanzata con un altro giovane collega (tra me e lei c'erano ben vent'anni di differenza). In realtà avevo prima sondato il terreno parlando con lei, sempre in ambulatorio, nei momenti tranquilli della giornata, di relazioni sentimentali e sesso, per capire almeno il suo grado di disinibizione verso l'argomento. L'ultima cosa che avrei voluto, sarebbe stato fare una gaffe con una persona bigotta, ma devo dire, Paola si era dimostrata abbastanza libera sull'argomento. Così come dicevo rotti gli indugi, la invitai a cena per la sera successiva, anche approfittando del fatto che il fidanzato al momento stava prestando il servizio militare, e lei accettò. Le avevo detto tante volte scherzando di venire in ambulatorio con la minigonna, "così attiriamo i clienti" le dicevo "ed io mi consolo la vista". Lei non l'aveva mai indossata ma quella sera, in macchina mentre andavamo verso il ristorante, era seduta affianco a me con una notevole mini. Devo dire che non era espertissima nel truccarsi, avrebbe potuto valorizzarsi meglio, così pensavo mentre guidando la guardavo con la coda dell'occhio ed osservavo i suoi capelli biondi e mossi che stavano benissimo sopra quella scollatura non male che lasciava generosamente vedere l'inizio del seno non abbondante ma giusto. I fianchi li avevo già apprezzati in altre occasioni ed il suo sedere in diversi momenti aveva acceso le mie fantasie. La cena fatta a base di pesce e vino bianco fu gradevole ed io ogni tanto le toccavo, ora la mano ora il collo, ora il braccio ora la gamba ma sempre solo con scherzosa confidenza, ma nel frattempo per vedere le sue reazioni, che devo dire mi sembravano divertite ma non particolarmente incoraggianti. Vent'anni di differenza, pensavo, significano che se ci provi e lei non ci sta fai una figuraccia incredibile, e questo per un affermato professionista è grave specie se si tratta di una collega. Per questi motivi ero ancora legato. Lei aveva bevuto un poco più di quello che avrebbe potuto "reggere", così il vino, mi accorgevo che allentava sempre più le sue inibizioni. Di ritorno in macchina le misi la mia mano destra sulla coscia sinistra e sempre continuando a parlare come se niente fosse, la cominciai a carezzare. Lei non parve particolarmente imbarazzata, così le feci la proposta di venire un momento a casa mia per degustare un sorso del liquore che preparavo io personalmente e che aiutava anche a digerire, il "limoncello" freddissimo. Lei accettò dopo una leggera perplessità. In ascensore mentre parlavo pensavo a quanto ero stato banale e mi sentivo come il classico tizio che per abbordare la femmina di turno, la invita a vedere la collezione di farfalle. Forse avrei dovuto essere più impulsivo prima, avrei dovuto fermare la macchina e cominciare a baciarla, così non ci sarebbero stati equivoci. Mentre le spiegavo la mia ricetta del "limoncello" che stava gustando con gradimento, la guardavo intensamente negli occhi, eravamo nel soggiorno, all'improvviso ebbi la netta sensazione che una certa luce di complicità brillava nei suoi occhi, quindi le presi il bicchierino dalla mano e lo poggiai sul tavolo di fianco. Lei era immobile in piedi davanti a me, mentre una musica dolce proveniente dallo stereo riempiva la stanza illuminata da una luce soft. L'abbracciai con dolcezza come se volessi ballare. Il mio braccio sinistro le cinse la vita mentre il destro le cinse il collo. Con la mano destra le spostai i capelli che le ricadevano sulla spalla destra e quasi con fare vampiresco cominciai a baciarle il collo. Finalmente la sentivo vibrare! Piano piano, i miei baci scesero lungo la scollatura verso il centro del petto, le sentivo il cuore battere forte forte come il mio ed abbassandole la spallina del vestito le misi a nudo il seno destro. Davanti a me apparve in tutta la sua superbia un seno perfetto, con un capezzolo turgido e roseo, con l'aureola che lo incorniciava e gli dava le fattezze di un bottoncino da premere. Le abbassai anche l'altra spallina ed ora entrambi i seni apparivano davanti a me nel loro splendore. La mia emozione era fortissima. Baciavo ora uno ora l'altro, li carezzavo e li stringevo allo stesso tempo ed affondavo col viso nella valle che si formava in mezzo inebriandomi del profumo naturale che emanavano. Mi resi conto di essermi seduto sulla sedia che era alle mie spalle. Paola aveva il vestito sceso dalle spalle che le arrivava ormai fino all'ombelico, lo sguardo traspariva visibilmente la sua eccitazione. Mi alzai e la baciai, lei rispondeva ai miei baci con una passionalità che trovavo sorprendente ed inaspettata. Con la mano sinistra cominciai a carezzarle la fica da sopra il collant, mentre il mio cazzo duro le premeva sul fianco sinistro. In un baleno ci trovammo nella stanza da letto dimenticando tutto il mondo. Ci buttammo sul letto e finii di "sbucciarla" sfilandole il vestito, poi fu la volta dei collant con qualche leggera difficoltà, perché mentre glieli sfilavo continuavo a baciarla e lei mi sbottonava la camicia ed i pantaloni. Eravamo nudi ma la stagione calda, il "limoncello" e l'eccitazione, ci facevano sentire molto caldo ed i nostri corpi scottavano quasi. Io la carezzavo e la baciavo scendendo lungo il ventre. Raggiunto il monte di venere, affondai il mio viso e con la lingua cominciai a leccare, prima tutto il solco della sua fica poi dopo aver giocherellato con il clitoride mordicchiandolo, la penetrai con la lingua eccitandomi sempre più per i lamenti che Paola cominciava ad emettere, nel frattempo le mie mani le carezzavano il seno tormentandole i capezzoli. Dapprima lei mi tenne la testa con le mani tra i capelli, pigiandola sulla sua fica e spingendo ritmicamente il bacino in avanti, poi la bloccò dolcemente tra le cosce e con le mani cominciò a carezzarmi le spalle, infine aprendo le cosce, divaricò con le dita le sue grandi labbra, offrendosi sempre più alla mia bocca e lamentandosi come se fosse ferita. "Hmm...si leccami, leccami, mi piace" Io senza parlare, smisi di leccarle la fica e sempre con la lingua, salii lungo il ventre fino ai capezzoli che ripresi a succhiare mentre, con la mano sinistra, le carezzavo il clitoride tenendole il dito anulare dentro la sua passera bagnatissima. Il mio cazzo era duro e bagnato, così mi inginocchiai sul letto, standole di fianco alla sua sinistra e con il mio braccio destro che le cingeva il collo, l'aiutai ad avvicinare il suo viso davanti al mio cazzo. Lei non ebbe bisogno di parole, cominciò subito a baciarlo e tenendolo con la sua mano destra, lo prese in bocca delicatamente e cominciò a masturbarmi, sempre nella sua bocca, fermandosi di tanto in tanto per succhiarlo e leccarlo, mentre io continuavo a carezzarle la fica e a tenerle le spalle sollevate affinché le fosse più agevole il pompino che mi stava facendo. Davanti al letto ho un grosso armadio a specchi che mi permetteva di vedere tutta la scena: il mio cazzo che entrava ed usciva da quella bocca, i capelli biondi che si muovevano ritmicamente, era una scena arrapatissima ed io stavo quasi per venire, ma non volevo così presto, allora le estrassi il cazzo dalla bocca. "Mettiti a pancia sotto" Le dissi. "Cosa vuoi fare" Mi rispose con una sorta di curiosa eccitazione. Io non risposi ma lei capì che in quel modo poteva osservarsi allo specchio. Io dapprima cominciai a carezzarla poi a baciarla dietro la nuca tenendole i capelli alzati. Lei mugolava leggermente, il suo respiro era profondo ed accelerato cominciai allora a scendere con la lingua lungo la sua schiena fino ad arrivare all'inizio del suo culo. Sempre standole da dietro mi piazzai inginocchiato tra le sue gambe aperte e con le mani le afferrai il bacino sollevandolo così che si potesse inginocchiare, cominciai a toccarla con la punta del mio cazzo ora il buchino più stretto ora l'apertura umida, poi mi misi a strofinarglielo contro, dal solco delle natiche scendevo e risalivo. Lei si offriva sempre più a questo mio gioco e capivo che aspettava la mia decisione sempre più eccitata. Se avessi avuto due cazzi l'avrei presa contemporaneamente in entrambi i buchi. Lei cominciò a rispondere sempre più a questo mio gioco ed iniziò a carezzarmi le palle facendosi passare la sua mano davanti al ventre ed infilandosela tra le gambe. Paola mi soppesava e carezzava entrambi i testicoli eccitandomi sempre più, li faceva poggiare sul palmo della sua mano poi li raccoglieva e li faceva strofinare leggermente con delicatezza tra loro, poi con le dita risaliva fino all'inizio dello scroto e poi discendeva lentamente mentre io continuavo a farle sentire ora la punta ora il fusto del mio uccello che strofinavo sempre dai glutei fino alle grandi labbra, alla fine poggiai la punta del mio uccello sull'apertura più umida ed in un attimo questo scivolò dentro, la stavo chiavando alla pecorina. Lei si guardava allo specchio e vedeva benissimo il mio cazzo entrare ed uscire ritmicamente. Dalla sua bocca semichiusa uscivano dolci lamenti. "Mettimelo anche dietro" Disse lei, e la sua mano destra che mi stava carezzando le palle passando da sotto il suo ventre, si spostò all'esterno e sfilando il cazzo dalla fica lo portò con la cappella davanti al buco più sopra, pigiandolo contro. Con una piccola spinta, lubrificato com'era non ebbe molta difficoltà ad entrare. Cominciai a stantuffare avanti ed indietro con lentezza decisa, e lei ad ogni affondo gemeva ed io le dissi: "Masturbati!" lei cominciò a carezzarsi ed a gemere sempre più forte mentre ci guardavamo allo specchio. "Non c'è la faccio più" Esclamai al massimo dell'eccitazione. "Si...si...si. Anch'io!" disse lei. L'orgasmo fu violento contemporaneo, dolce e bellissimo.

sabato 5 marzo 2016

Racconto Erotico: La piscina

Riprendere l'esercizio fisico è faticoso ma almeno la piscina mi diverte.
Con questo spirito ho iniziato a frequentare una piscina vicino all'ufficio.
Alle 12.30 entrata e 13.30 ritorno in ufficio.
Metodico ogni martedì e giovedì.
Quasi sempre le stesse persone.
Purtroppo odio i corsi e frequento negli orari liberi con il problema di un certo affollamento.
Mai una corsia libera.
Era oramai la terza volta che frequentavo e avevo notato due amiche che nuotavano sempre nella mia corsia ma contavo le vasche e non facevo molto
caso a loro.
Quel martedì però mi sentivo osservato e allora mi accorsi che il fisico delle due donne non era per niente male.
Quando mi fermavo a prendere fiato si fermavano anche loro e chiaccheravano degli uomini dicendo che sono deboli e basta poco per averli.
La corsia era stretta e ogni tanto il loro corpo fisiva in contatto con il mio.
Dopo un'ora di nuoto e mentre riposavo nel loro discutere sento il corpo di una di loro appoggiarsi al mio, poi si sposta finendo con i glutei sul mio sesso che reagisce.
Decido di non muovermi e lasciargli sentire il mio sesso.
Continuano a parlare e ridere mentre la pressione del suo corpo si fa più decisa come decisa è la risposta del mio sesso.
Si gira e mi guarda, la sua mano mi accarezza il costume e stringe forte il mio sesso e poi dice alla sua amica
"Vedi, basta poco e eccolo pronto per noi".
Poi si girano e mi dicono
"Ci vediamo fuori tra dieci minuti che poi dobbiamo rientrare".
Ed escono dalla vasca.
Le seguo e mi cambio.
Esco ed eccole li ad attendermi.
Salgo sulla loro auto e mi metto davanti vicino a quella che guida,
Si parte e mentre andiamo sento il mio sedile abbassarsi sino a trovarmi sdraiato.
Arriviamo al parco e l'auto si ferma.
Mi trovo una figa sul viso e inizio a leccare avidamente mentre la mano della guidatrice mi slaccia i pantaloni.
Poi sento la sua bocca accogliere il mio sesso e inizia a leccarlo e succhiarlo con avidità. Io continuo a leccare mentre le mie dita spaziano nei suoi buchi.
Sento che si china per leccare la sua amica impegnata con il mio cazzo.
La sua bocca passa dall'asta ai testicoli mordicchiandoli e io continuo a leccare.
Sento il piacere della figa bagnarmi il viso e sento i suoi gemiti di piacere e poi due bocche si contendono il mio sesso sino a riempirsi dei miei umori e pulendomelo senza perderne una goccia.
Si ricompongono senza una parola e si torna alla piscina.
Un bacio e mi danno l'appuntamento a giovedì dicendo
"Però giovedì si và nel motel" .

martedì 12 gennaio 2016

Roby, una vera amica


Sulla strada del ritorno da una riunione di lavoro, una notte di due settimane fa, mi squillò il cellulare.
Un po' spaventato e preoccupato data l'ora (erano passate le 2) mi affrettai ad afferrare il telefonino.
Il display segnava un numero a me non nuovo, ma, in quella frazione di secondo, non riuscii ad individuare prima di rispondere chi potesse esserci dall'altra parte del terminale.
Risposi senza fermare l'auto, ma non riuscii a sentire la voce del mio interlocutore, tanto da dovermi fermare a tutti i costi.
Ormai col cuore in gola, riconobbi Roberta, cugina di mia moglie e mia amica da una vita.
"Ciao, Roby! Non ti sento bene. Come mai a quest'ora?", dissi.
"E' che sono sola: Mario è al lavoro, io non riesco a dormire e sono un po' triste.
Anzi, ho bisogno al più presto di parlare con qualcuno", mi rispose lei.
"Ho tentato di chiamarti perché so che spesso rientri molto tardi", riprese.
"Mi hai beccato per un pelo, sono quasi a casa", dissi io.
"Ma dimmi, dimmi tutto, cosa posso fare per te?".
"Sono disperata, non me ne va bene una", continuò quasi piangendo.
"Cosa non ti va bene?".
"Tutto, guarda, proprio tutto".
"Ma, no, dai! Non prendertela...", cercai di tranquillizzarla.
"Come faccio a non prendermela, capitano tutte a me", e scoppiò a piangere.
Mi resi conto che non potevo stare ad ascoltarla ancora per molto, al telefono.
La batteria era quasi scarica.
E stare alle 2 di notte fermi sul ciglio della strada per telefonare non è che sia molto simpatico.
In un attimo mi vennero in mente i momenti vissuti quando ero a fare il militare, almeno nove anni fa, quando, proprio lei, mi scriveva almeno due lettere alla settimana, raccontandomi le sue gioie, i suoi dolori, le storie di una ragazzina innamorata, insomma.
Mi ricordo che le rispondevo mettendoci tutto me stesso, perché proprio là, in caserma, leggendo i suoi scritti, ero riuscito ad innamorarmi di lei.
Glielo avevo più volte fatto capire, ma lei mi rispondeva sempre che la nostra amicizia era bella così ed il fatto di "approfondire" il nostro rapporto la spaventava, temendo di perdermi.
Lei era pazzamente innamorata di Mario, colui che sposò qualche anno dopo. Io, sia prima che dopo il suo e il mio matrimonio (finìi col sposarmi sua cugina), non smisi di desiderarla e lei lo sapeva.
Quella notte, dunque, lei era al telefono con me. Non era mai capitato prima, sul cellulare e a quell'ora.
E in un batter d'occhio mi resi conto che non si trattava di un'occasione da buttare, nonostante le mille paure che, nello stesso tempo mi affliggevano. Deciso come non mai, le dissi:
"Su, non piangere, vengo io ora da te".
E nel pronunciare queste parole mi resi conto anche del rischio che avrebbe scatenato un putiferio (ho pensato: adesso pensa che voglio andare a casa sua per scoparla).
L'avrà anche pensato, ma alla mia proposta rispose tranquillizzandosi:
"Ok, ti aspetto. Fai presto!".
Non mi rendevo conto di ciò che mi stava succedendo: la ragazza della quale sono sempre stato innamorato mi telefona sul cellulare alle 2 di notte ed ora io sto andando da lei, a casa sua, da sola.
Misi la freccia a sinistra e sgommai senza guardare nemmeno nello specchietto.
Ora, cosa fare?
Avvertire o no, mia moglie?
E se poi mi scopre?
Ma no, come fa a scoprirmi...
E se mi chiama sul telefonino?
Beh, le risponderò che sono ancora in riunione.
E se torna Mario?
Ma va ! Ha detto che si trovava al lavoro.
E arrivato là cosa faccio?
Già, lei non mi ha chiamato per andare a casa sua a scoparla, ma solo a parlare.
Va be'!
In un baleno mi trovai davanti a casa di Roby.
Non dovetti nemmeno suonarle al citofono perché lei era là, affacciata alla finestra ad aspettarmi.
"Ciao!", le dissi col cuore in gola.
"SSSS!", esclamò lei.
Non mi resi conto di trovarmi nel bel mezzo di un centro abitato, senza anima viva in giro, in piena notte.
Ed in quella stagione (eravamo a metà luglio) le finestre sono tutte aperte...
"Entra!", mi disse sottovoce.
Era bellissima, come sempre. Indossava una canottiera rosa ed un paio di pantaloncini bianchi.
I suoi lunghi capelli erano legati a treccia ed il suo profumo quello di sempre.
Una volta entrati in casa mi fece accomodare sul divano del soggiorno. Iniziò a parlare mentre io non staccavo i miei occhi dal suo corpo.
Notai che aveva ancora gli occhi gonfi.
Poco prima aveva pianto, al telefono.
Solo in quel momento iniziai ad ascoltarla.
Beh, i suoi problemi erano quelli di qualche anno prima.
Con la differenza che allora era solo fidanzata ed oggi è sposata.
"Sai, penso che Mario si veda con un'altra", mi disse.
"Ma va!", risposi io.
"L'hai forse visto, te l'ha detto qualcuno o è pura immaginazione?".
"No, no. Me lo sento. Ultimamente è diverso: parla poco, è sempre nervoso e sta sempre meno in casa con me".
"Beh, sarà qualche problema sul lavoro o con qualcuno, non credi?"
"E' diverso anche a letto. Pensa solo a se stesso e molto spesso mi tratta come una puttana".
A quel punto mi si rizzarono i capelli. Roby che mi parlava dei problemi di sesso tra lei e suo marito...
Cosa fare?
Cercare di sviare l'argomento?
Approfondirlo?
Mi resi conto che ormai mi trovavo lì e la scelta era forse unica.
"In che senso ti tratta come una puttana?", incalzai io.
"Nel senso che mi salta addosso, mi scopa e quando è venuto si allontana senza neanche baciarmi".
"Non è mai stato così?"
"No. E' vero che non ha pensato mai troppo a me, ma prima era molto più romantico".
"Cosa starà succedendo?", ripresi io, pensando già a come sfruttare la situazione, dimenticandomi che poco prima mi disse di aver paura di essere tradita.
"Si vede con un'altra, te l'ho detto!"
"Ma no. Vedrai che è qualche problema temporaneo".
"Ma quale problema temporaneo, è un po' che va avanti così. E poi, io devo sempre subire le sue voglie, senza mai provare un po' di soddisfazione?"
Cominciai ad annusare che qualcosa si stava smuovendo nel verso giusto.
Ma non riuscivo a farmi venire alla mente qualcosa di buono, tanto per non fare brutta figura.
Intanto, giù, sotto la mia cerniera, il mio cazzo cominciò a svegliarsi, così, come se niente fosse.
D'altra parte l'aveva fatto già infinite altre volte sentendo la voce di Roby.
E quante altre volte aveva visto, con i suoi occhi, le sue lettere, là nel bagno della caserma, quando mi masturbavo, anche tre, quattro volte al giorno, pensando a lei.
Una volta, un mio compagno se ne accorse e mi curò.
Mi disse che ero pazzo a farmi tutte quelle seghe e che avrei rischiato qualcosa di brutto.
Ma il mio desiderio era troppo grande e, in quel periodo, Roby era proprio tutto per me. Beh, forse lo è ancora adesso.
"Sai che da quando lo conosco e che da quando abbiamo iniziato a fare l'amore io sarò venuta sì e no quattro, cinque volte?", esclamò cercando di riguadagnarsi la mia attenzione.
"Davvero?", dissi io. "Ma non l'hai mai detto a lui?"
"Come faccio? Ho paura che mi giudichi una frigida e non ho il coraggio di dirgli che è colpa sua".
Il discorso cominciò a farsi un po' pesante.
D'altra parte, in almeno 25 anni di amicizia non siamo mai arrivati a parlare di queste cose.
Io cercai di risponderle senza farla pensare che volevo saltarle addosso, anche se era proprio quello che volevo.
Il mio cazzo cominciava a stringermi i pantaloni in maniera insopportabile, come non mi era mai successo prima.
Non sapevo più come nasconderlo ai suoi occhi assumendo mille posizioni.
"Sento spesso parlare alla TV dell'intesa sessuale nella coppia", riprese lei, "ma io, sinceramente, non so nemmeno cosa sia.
E' sempre andata così: lui viene tranquillamente, d'altronde si vede; io, invece, l'orgasmo non lo raggiungo mai e lui non se ne accorge".
Mentre parlava la guardavo negli occhi.
Ad un certo punto si accorse della mia erezione.
Probabilmente era la prima volta per lei vedermi così, perché mi disse, decisa:
"Luca, lo facciamo?"
"Cosa?", risposi io, proprio come un deficiente.
"Guarda in che condizioni ti ritrovi", mi disse,
"ed io non sto più nella pelle".
"Se è per quello sono vent'anni che io non sto più nella pelle", ripresi io, accecato dall'evolversi della situazione.
Sentìi un suo sorriso subito smorzato.
Non mi accorsi che lei, nel frattempo, mi aveva già slacciato i pantaloni ed aveva ingoiato il mio palo, turgido come non mai.
Lo pompava con movimenti lenti, ma profondi, facendo attenzione a non toccarlo con i denti aiutandosi con la lingua.
Nello stesso tempo esercitava un forte succhio.
Lo sentivo sulla punta del glande e nelle sonore vibrazioni che le sue labbra emanavano ogni volta che, con la bocca, arrivava al culmine del tragitto prima di ridiscendere.
Io la accompagnavo stringendo la sua testa con le mani.
Simultaneamente cercavo di controllare l'irrigidimento di tutti i miei muscoli provocato dall'immensa goduria che Roby mi stava procurando.
Con le mani, intanto, mi massaggiava i testicoli.
Poi guidava i suoi movimenti stringendo con forza il mio cazzo per tutta la sua circonferenza.
E contemporaneamente aveva già trovato il modo di abbassarmi del tutto i pantaloni e slacciarmi la cravatta.
Pensai: come si fa a non far godere una donna così?
Solo un pirla è capace di trascurare una figa capace di offrirti simili prestazioni.
Nello stesso tempo cominciavo a pensare a come proseguire, una volta cambiata posizione.
Pensavo già di stenderla sul divano, divaricarle le gambe verso l'alto e scoparla fino a farla venire.
E ancora a metterla supina, inserirle il cazzo in fica ed un dito nel culetto.
Ma non finiva di pomparmi. Io non avevo il coraggio di interromperla e lei, apparentemente, l'intenzione di fermarsi.
Finchè pensai che se avessi sborrato, sarebbe stato sì bello, nella bocca di Roby, ma poi sarebbe finito tutto.
Non ebbi neanche il tempo di annunciarle l'evento che venni in maniera strepitosa, inondandogli la bocca del mio sperma in gran quantità. Quell'orgasmo fu di almeno tre giorni.
In quel periodo mia moglie aveva le mestruazioni ed io non avevo proprio tempo di pensare di farmi le seghe.
Fu qualcosa di eccezionale. Roby, appena prima di venire (penso che le donne abbiano come un sesto senso per questo, se ne accorgono sempre al momento giusto) mi aveva cacciato con violenza due dita alla base del pene.
Il pollice e l'indice stretti in un determinato punto, tra i testicoli e l'imbocco del cazzo, in un momento particolare prima dell'orgasmo, provocano un piacere indescrivibile.
La sborra che esce di lì a poco sembra duplicare, triplicare la sua quantità.
E' un gesto che avevo già provato e che mi aveva fatto pregustare Ramona, una puttana che si apposta ogni sera al distributore della statale.
Per una pompa delle sue vuole 50mila lire, ma ne vale proprio la pena.
Ogni tanto mi tolgo questo sfizio e le spendo più che volentieri.
Roby, quella notte, mi offrì tutto gratis e, per di più, con ingoio, senza l'impiccio del goldone che con le puttane è d'obbligo.
E fu un'esperienza indimenticabile.
Non finiva più di succhiarmi lo sperma dal fondo del mio pene.
Se lo ingoiò tutto tanto da preoccuparmi per ciò che sarebbe potuto succedere al suo stomaco.
Ma probabilmente sapeva che poteva fare tutto ciò che ha fatto.
E adesso? Sono venuto. Io, di solito, quando sborro, è finita.
Mi è capitato di sborrare cinque volte solo la mia prima notte di nozze.
E non so come abbia fatto.
Il mio cazzo rimase in piedi come a dire: non ti preoccupare, siamo in emergenza, ci penso io.
E fu proprio così.
Non si mosse dalla sua posizione, anzi, si gonfiava di più.
Presi Roby da sotto le chiappe, la sollevai di peso e la posai sul divano. Iniziammo a limonare, come, in verità, avevamo già provato tanti anni prima. Ma allora finì lì.
La sua lingua faceva il giro delle mie labbra mentre teneva gli occhi chiusi.
Ce ne volle un po' prima di riuscire a staccarmi dalla sua bocca e dirigere la mia lingua verso i capezzoli delle sue favolose tette. I seni che avevo sempre sognato e che mi facevano rizzare il cazzo prima di spararmi le seghe nel bagno di scuola e della sacrestia.
Un paio di tette così, difficilmente le ritrovi sotto le labbra.
Le leccai a una a una, con movimenti circolari, avanzando sempre più lentamente verso i capezzoli.
Una volta arrivato all'estremità, al momento di prenderli in bocca, la Roby sospirava profondamente, come se stava venendo.
Di lì a poco mi resi conto che era arrivato il momento di rinunciare a quei due capolavori per qualcosa di, forse, più eccezionale.
Mi inginocchiai per terra e puntai la mia faccia dritta sulla sua fica.
Era qualcosa di indescrivibile.
Le sue labbra fradice figureggiavano quelle di una bocca, sensuale ed arrapata.
Come non mangiarsele?
Subito mi addentrai con naso e lingua tra quel pezzo da museo. Il succo che ne usciva era dolce, denso e profumato.
Ne ingoiai una buona quantità finchè giunse il momento decisivo.
Volle riprendere a limonarmi e nel frattempo dava a capire l'esigenza di riprendere l'attività interrotta, giù alla sua fica.
Non esitai a scappellarmi l'uccello, ad aprirle accuratamente il tesoretto e a penetrarla con colpi lenti e profondi.
I nostri corpi parevano essere fatti l'uno per l'altro.
Non avevo mai scopato così intensamente nemmeno con mia moglie.
E persino quella volta che, andato a casa del mio capo, vi trovai sua moglie che mi invitò senza problemi a guardare un film porno con lei e scopammo ripetutamente, non godetti come le donne al decimo orgasmo.
Iniziai, infatti, a sborrare una seconda, una terza e poi una quarta volta, sempre riempiendole la fica di sperma come da sua richiesta.
E piuttosto di spomparmi, ogni volta era una goduria maggiore.
Proprio avviene nelle donne.
Beh, per quanto riguarda la Roby, in quell'occasione, non riuscìi a contare le volte che venne stringendomi il cazzo in fica quasi a farmelo scoppiare e trattenendo il respiro come succede a chi viene impiccato.
Sicuramente non aveva raggiunto così tanti orgasmi in tutta la sua vita.
Da allora, dopo più di 25 anni, comunichiamo solo con la passione nel fare l'amore.
Ed ogni volta è
come se ci fosse qualcosa di nuovo.
Quella volta andai a casa alle 6 del mattino e a mia moglie dissi di essere stato trattenuto in ditta per questioni urgentissime.
E furono solo le 6 perché dopo un quarto d'ora sarebbe arrivato Mario che, una volta beccato in casa sua, avrebbe fatto in modo che io non potessi più scopare con sua moglie, quella che doveva essere mia moglie, e probabilmente con nessun'altra donna al mondo. Io fui soddisfatto anche perché ero riuscito a fare cornuto l'uomo che mi ha strappato la ragazza dei miei sogni.
I problemi di Roby furono tutti risolti.
Ed il nostro sogno avverato quotidianamente.

domenica 26 luglio 2015

L'impiegata

Quella sera era stata abbastanza triste. Un Giovedì trascorso con gli amici in un ristorantino, una cena economica e la stanchezza della settimana di lavoro e di impegni.
Mi capitava di guardarmi allo specchio: passata la trentina affioravano le prime rughe e anche qualche capello bianco, che timorosamente facevo sparire recandomi dal parrucchiere. Bella non ero mai stata, anzi magra e introversa, come se l'immagine fisica corrispondesse a quella dello spirito.
Così il tempo era trascorso, dedicato alla famiglia e al lavoro e l'idea di non avere un uomo era diventata la rabbia di una delle tante delusioni della vita.
Col tempo aumentavano le possibilità di trascorrere il resto della vita da sola e spesso ritornava l'idea che, in fondo, non me l'ero certo spassata, e meno che mai per quanto riguarda il sesso.
Ma questi pensieri, ordinari nella mia vita, quella sera non mi toccavano. Avevo sonno e freddo, e il mio amico mi riaccompagnava silenziosamente a casa.
Cercavo di riscaldarmi avvolgendomi nel maglione e pensavo che domani ci sarebbe stato un altro giorno di lavoro prima del meritato riposo.
Arrivati sotto casa mia mi ero voltata per salutare
"Beh, allora ciao, a domani"
Lui si era sporto verso di me per darmi un bacio sulla guancia - credevo - ed io quasi fuori dell'auto avevo sporto il mio volto verso di lui per ricambiare. Ed ecco un bacio umido, sulle labbra. Lo fissavo stupita, senza comprendere se sentivo in me un risveglio o mi ero del tutto addormentata.
Il suo sguardo, imbarazzato ma implorante era eloquente.
Non so cosa è accaduto in me, lo ho cercato nuovamente. Ho teso il mio volto e le mie labbra verso di lui, per un nuovo bacio, appassionato.
Le nostre lingue si assaporavano e anche le nostre mani ora cercavano il corpo dell'altro per stringerlo e sentirlo.
Gli sono salita addosso, forse è lui che mi ha presa. Con le mani rapidamente mi aveva liberato del giaccone e adesso era sotto il maglione, a carezzare il mio seno piccolo ma sodo, con i capezzoli appuntiti, inturgiditi dal fresso.
L'odore della pelle ea intenso ed io gli avevo aperto la patta quanto basta per sentire il suo membro duro e caldo, sotto le mie mani.
Sentivo che cominciavo a bagnarmi, lui sollevato il maglione mi baciava sul ventre e mi leccava. Mi succhiava dolcemente il seno.
Poi, con gesto deciso ha cominciato a sbottonarmi il jeans e a calarmi le calze e gli slip in maniera convulsa, accarezzandomi le cosce, risalendo fino al sedere, freddo e duro.
Aveva cominciato a carezzarmi il pelo morbido ed io avevo iniziato un lento e intenso orgasmo.
Dio, che sensazione. Lo volevo sentire dentro di me. Era caldo, il suo respiro intenso e irregolare mi piaceva, mi faceva impazzire, lo sentivo lungo il collo e sulle orecchie. E allora gli ho calato i boxer e lui mi ha preso per le cosce. Lo ho cavalcato, non lo avevo mai fatto ma era bello, intenso, dolce ma deciso.
Sentivo il suo pube avvicinarsi e allontanarsi dalle mie cosce e dal mio sedere mentre i mio umori colavano e, finalmente, un orgasmo, insieme, unico, intenso. Sentivo che mi era scoppiato dentro e il tempo si era fermato.
Non so quanto tempo siamo rimasti fermi. Poi ci siamo rivestiti, lo ho baciato su una guancia e sono andata a dormire.

Bagno caldo

Quell'anno a Natale avevo deciso di trascorrere un settimana in montagna. Decisi di andare in Austria, un piccolo paese con ottime pista da sci e piscine termali.
Partimmo io e mia zia Anna, lei era una bellissima donna di 40 anni capelli corti e bruni un corpo magro e atletico da cui emergeva un seno molto grande, che io da ventenne piatta le ho sempre invidiato.
L'albergo era molto bello con grandi stanze e ampie finestre, dopo aver sistemato i bagagli mia zia mi propose di andare a fare un bagno in piscina.
Le piscine erano due una interna e una esterna, entrambe termali con acqua calda.
Non c'era distinzione di spogliatoi tra uomini e donne e mentre mi accingevo a entrare in uno per cambiarmi un uomo sulla sessantina nudo passò accanto a me e mia zia. Io mi stupii mentre mia zia non ci fece neanche caso.
Lei era abituata alle piscine austriache dove quasi tutti fanno il bagno nudi.
Mia zia Anna mi fece coraggio e spogliandosi mi invito a faro lo stesso.
Guardandola mi accorsi che era depilata in tutto il corpo, riuscivo a vedere benissimo le labbra della sua fighetta e notai anche che erano più grandi e aperte delle mie
La cosa mi turbava un po' anche perché io non avevo avuto molte avventure e il nudo era ancora un tabù.
Uscimmo dallo spogliatoio e ed andammo nella piscina esterna dove ritrovammo il vecchietto di prima e un'altra donna entrambi nudi.
Sulle sponde della piscina c'era la neve e l'acqua calda produceva in continuazione vapore, tanto che a poca distanza già non ci si vedeva. Nuotare nuda nell'acqua calda era veramente eccitante.
Mia zia era su una sponda appoggiata con la pancia sul bordo vicino al vecchietto e si muoveva in maniera strana.
Mi immersi e da sotto vidi che lui le stava mettendo le mani ovunque mentre lei gli toccava il membro.
La cosa continuo per alcuni minuti poi lei fece un sussulto più forte e lo abbandonò venendo da me.
Non chiesi nulla a mia zia e lei non mi disse niente.
Salimmo in camera. Anna era a farsi la doccia e io inavvertitamente aprendo una sua valigia trovai un vibratore.
Non ne avevo mai visto uno e quello di Anna era molto bello, color carne in
tutto uguale a un cazzo vero con le vene e il glande.
Toccandolo sentivo un certo calore, e istintivamente decisi di togliermi gli slip e provarlo.
Giochicchiai un po' con le labbra vaginali, girando intorno al clitoride, all'ingresso della vagina, poi quando gli umori iniziarono a colare lo infilai dolcemente, lentamente, fino a metà; rimasi così per alcuni secondi e poi iniziai a fare su e giù e a girarlo dentro.
Mi eccitavo sempre più, per caso poi mi accorsi che poteva anche vibrare, e lo accesi. Un vortice di piacere mi prese.
Lo spazio e il tempo non erano più definiti.
Appoggiando il vibratore al clitoride e per metà tenendolo dentro, venni a ripetizione, non riuscivo a smettere.
Frattanto mia zia Anna aveva ormai finito la doccia e già da qualche minuto mi stava osservando, era visibilmente eccitata e si accarezzava il seno.
Mi accorsi della sua presenza e imbarazzata estrassi il vibratore, lei abbasso gli occhi e per alcuni secondi ci fu un intenso silenzio.
Una goccia colse la mia attenzione, era una goccia che scendeva nell'interno della coscia di mia zia, era una goccia del suo piacere, che scendeva dalla sua fighetta depilata.
Lei non se ne era accorta, io invece in preda all'eccitazione che fino a quel punto mi ero procurata mi avvicinai alla sua gamba e delicatamente con la punta della lingua assaggiai la sua essenza, il suo piacere.
Appena mi vide un brivido le attraversò tutto il corpo e senza controllo mi baciò appassionatamente.
Poi prese il vibratore per leccarlo e sentire il mio miele.
L'ora dopo la passammo a leccarci a vicenda ricercando i punti di massimo piacere, fu un ora travolgente.
La vacanza si faceva molto interessante, dopo gli ultimi fatti ero entrata in intimità con mia zia Anna così le chiesi cosa aveva fatto con il vecchietto.
Lei si scoprì e mi raccontò che spesso si faceva toccare da sconosciuti per eccitarli e godere nel vedere nei loro occhi il desiderio più sfrenato.
Mi disse che adorava gli uomini sui cinquanta perché ancora pieni di carica sessuale repressa dall'astinenza, e i ragazzi alle prime esperienze che secondo lei sono "vulcani in eruzione" anche se molto inesperti.
Il giorno dopo tornammo in piscina, era più affollata di ieri, e tutti erano sempre nudi.
Entrando la fighetta glabra di mia zia attrasse l'attenzione di più d'uno.
Anna aveva subito visto due ragazzi sui 18-19 anni e guardandomi mi fece un sorriso malizioso, che mi fece capire le sue intenzioni.
Anna si mise a nuotare a dorso vicino ai due esponendo ai loro occhi il suo corpo, io mi immersi un attimo per vedere se riscuoteva successo,
E infatti i loro due membri erano già in erezione.
Mi avvicinai a mia zia e le dissi che i due avevano due cazzi veramente fenomenali, lei sorrise e mi disse che se ne sarebbe accertata subito. Nuotando urtò con le mani i due cazzi, riuscì a sentire che erano estremamente duri, la voglia le cresceva in corpo. Io osservavo la scena e non potevo trattenermi dal infilarmi un dito nella fighetta.
I due ragazzi erano immobili con la schiena appoggiata alla sponda e il loro cazzo esposto, la zia gli nuotava vicino e ogni tanto con la mano o il piede toccava il glande o l'intero pene dell'uno e dell'altro.
I due erano estremamente eccitati, ma nessun altro all'interno della piscina termale sembrava accorgersi della scena.
Eccetto qualcuno, intenta ad osservare la zia non mi accorsi della presenza di un uomo dietro di me, si era avvicinato lentamente e stava toccando il mio culetto con la punta del suo cazzo in erezione.
Decisi di non voltarmi e di lasciarlo fare.
Non sapevo chi era e la cosa mi eccitava enormemente.
Continuavo a guardare mia zia che giocava con i ragazzi i quali non avevano il coraggio di toccarla.
Dietro di me sentivo il cazzo crescere ma invece di penetrarmi iniziò a toccarmi il buchino di dietro con le dita.
Nemmeno io lo avevo mai fatto.
La cosa mi piaceva e lo lasciai continuare.
Era molto piacevole, e a poco a poco lo agevolai piegandomi in avanti, lui approfitto e dolcemente mi infilo il dito dentro, iniziò poi a farlo uscire ed entrare, dei brividi mi colsero e in poco tempo toccandomi il clitoride venni con il suo dito nel culetto e la cosa mi piacque molto.
Mia zia mi sorrise perché immaginava qualcosa.
Poi mi voltai e vidi che l'uomo che mi stava toccando era il vecchietto di ieri. Gli sorrisi dolcemente e tra me e me pensavo che ero proprio come mia zia Anna.
La zia intanto stava uscendo io la seguii.
Lei mi chiese se mi erano piaciute le dita del vecchitto e io annui, a mia volta le chiesi come era andata con i due ragazzi e mi rispose che non aveva ancora finito.
Salimmo in camera e dopo neanche 10 minuti qualcuno bussò, erano i due ragazzi di prima, la zia li fece entrare e poi gli disse di spogliarsi, lo fecero.
I loro cazzi da mosci erano molto belli, in tutti e due si vedeva benissimo il glande e le vene che avvolgevano il pene.
Mia zia si sdraiò sul letto e chiese ai ragazzi di leccarla.
Non si fecero pregare e in breve le erano sopra e la leccavano. Io vedevo le due lingue leccare voracemente le grosse tette di mia zia, le fighetta depilata e ogni millimetro di pelle.
Vedevo anche i cazzi che crescevano lentamente, fino a diventare veramente grandi come li avevo visti in acqua. Il desiderio mi stava divorando, non avevo fatto molti pompini nella mia vita, ma i cazzi dei due ragazzi erano talmente perfetti che non riusci a trattenermi dal farne.
Presi in bocca il piu vicino a me e iniziai a succhiare, con pochi colpi, nemmeno il tempo di assaporarlo che eiaculò, una notevole quantità di sperma mi riempì la bocca e il viso, sembrava che non godesse da anni.
Mia zia intanto si stava facendo inculare dall'altro ragazzo, e la cosa che mi impressionava era la facilità con cui il grosso cazzo entrava e usciva dal buchetto di mia zia.
Dopo pochi minuti stava per esplodere anche l'altro ragazzo, mia zia lo fece uscire e si volto per succhiarli il cazzo lui venne in breve e iniziò a schizzare sperma ovunque colpendo con alcuni schizzi pure me che ero li vicino.
Poi prima di lasciarli andare mia zia gli obbligo a leccarmi la fighetta e il buchetto di dietro in contemporanea; mi sdraiai sul tavolo a pancia in giù e con le mani mi allargai le chiappe.
Le due lingue erano caldissime, venni penetrata con la lingua prima nella fighetta e poi nel culetto l' orgasmo non tardò ad arrivare e un sottile urlo placò le due lingue, i due si alzarono e sentì solo la porta che si chiudeva dietro di loro, e il rumore del vibratore che mia zia Anna stava usando per placare il suo desiderio, in breve mi addormentai.

domenica 12 luglio 2015

Il nostro amico bisex

Quando incontrammo per la prima volta Carlo, fu Francesco ad andarlo a prendere all'appuntamento, ed io aspettai a casa emozionantissima.
Dalla finestra vidi arrivare la macchina e dentro, insieme a mio marito, un bel ragazzo.
Carlo si rivelò una persona simpaticissima, in grado di capire subito la nostra emozione di novellini ed in grado di metterci subito a nostro agio.
Allegro e scherzoso, dopo un po' di conversazione, si sedette nel divano, fra me e Francesco, che, per vincere l'imbarazzo, avevamo messo su una cassetta porno.
Mentre guardavamo il film, vidi la sua mano poggiarsi sulla patta dei pantaloni di mio marito e massaggiarla.
Poi sentii l'altra sua mano raggiungermi una gamba e, piano ma decisa, scorrermi verso l'interno delle cosce.
Fu come se di colpo mi si fosse sciolto qualcosa dentro. Capii senza ombra di dubbio che la mia fica si stava allagando come mai prima di allora! E allargai le gambe per consentire alla sua mano di raggiungerla.
Abilissime le sue dita si impadronirono del mio clitoride e lo sfregarono, già viscido del mio succo. Mi ritrovai sulle labbra le sue e la sua lingua venne a cercare la mia.
Intanto, continuando a baciarmi, aveva presa la mia mano e se l'era portata fra le gambe, dentro i pantaloni che aveva sbottonati. Sentii la consistenza d'un cazzo grosso e già duro!!!
Gli scostai gli slip e glielo afferrai con decisione, quasi per aggrapparmi a qualcosa di solido in quel maremoto che mi stava trascinando.
Mio marito era in piedi, ora, e si godeva lo spettacolo. S'era tolto pantaloni e mutandine e stava con l'uccello duro in mano.
"Dacci la minchia da leccare, Francesco", sentii la voce di Carlo dire, quasi dentro la mia bocca.
Ci ritrovammo con il cazzo fra le labbra, a continuare a baciarci con in mezzo il glande di mio marito che Carlo aveva provveduto a scappellare, mentre io con una mano smanettavo il bastone del nostro amico e con l'altra palpavo e spremevo i coglioni di Francesco, con una manovra che tanto gli piace.
Sentivo mio marito gemere, prossimo all'orgasmo; e Carlo gli disse che se voleva poteva venire così! Ci ritrovammo sulle labbra e sulle lingue il suo sperma.
Carlo spinse la mia bocca sporca di sborra verso il suo cazzo.
Mi ritrovai davanti una minchia grossa e la imboccai e me la lavorai con tanta lingua e tantissima saliva, mentre con la mano cominciai a massaggiargli le palle, morbide e pelose!
Avevo voglia di essere scopata, morivo dal desiderio.
"Chiavami, per favore!", gli dissi.
"Voglio prenderti il culo. Vuoi darmelo?".
Io non ebbi nulla in contrario a darglielo, visto che è una delle cose che preferisco. Mi misi alla pecorina sul divano, dopo essermi tolta slip e vestito, e gli offrii il buco.
Sentii la sua cappella appoggiarvisi contro e poi spingere. Il mio ano si allargò e accolse il cazzo. Mi piace farmi sfondare come una troia e Carlo lo sapeva fare davvero bene.
Francesco, intanto, dall'altra parte mi aveva piazzato sotto il naso la sua minchia già quasi di nuovo dura e ancora odorosa di sperma. La risucchiai e presi a spompinarla.
Era la prima volta che mi ritrovavo con due uccelli a disposizione, nella più classica delle posizioni da maiala, ma l'avevo tanto desiderato e sognato che era come se lo avessi fatto da sempre.
Fu, come sempre, la voce dell'amico a dare nuovo impulso al gioco.
"Perché non mi fai il culo, mentre inculo tua moglie?", disse a Francesco.
"Si facciamolo", aggiunsi io, "però voglio vedere tutto!".
Così ci trasferimmo in camera da letto, davanti al grandissimo specchio dell'armadio.
Mi rimisi alla pecorina sul letto e Carlo tornò a infornarmi il cazzo in culo. Vidi Francesco inginocchiarsi dietro Carlo. Lui si chinò tutto su di me, e mio marito, dopo essersi bagnato la cappella con un po' di saliva, se lo inchiappettò!!! Pochi momenti per sincronizzarci e poi il tutto divenne un'eccitante catena del sesso.
Ogni colpo di fianchi che mio marito assestava a Carlo diventava un poderoso colpo a me. Io passavo dal godermi l'immagine di quel trenino che lo specchio mi rimandava all'appoggiare la testa al materasso per spingere la mano a carezzare quell'insieme di buchi aperti e gocciolanti e di coglioni pelosi!!!
Continuammo ancora un po' così, poi cambiammo posizione. Mi sdraiai a cosce larghe per consentire a mio marito di chiavarmi, perché avevo una gran voglia di prenderlo nella sorca.
Carlo si accovaccio sulla mia faccia, di fronte a Francesco che mi fotteva, dandomi da lappare i coglioni ed un buco del culo che non avevo mai visto tanto aperto. Riuscivo a penetrarlo con la lingua e ci trovavo il sapore noto ed arrapante del cazzo di mio marito!!!
Quest'ultimo, intanto, incitato da me, aveva afferrato il cazzo del nostro amico e lo smanettava.
Quando sentii il calore di una nuova sborrata di Francesco riempirmi la fica, me ne venni anch'io, sussultando di piacere. Carlo, smanettandosi, mi sborrò in faccia e sulle tette!!!