domenica 26 luglio 2015

L'impiegata

Quella sera era stata abbastanza triste. Un Giovedì trascorso con gli amici in un ristorantino, una cena economica e la stanchezza della settimana di lavoro e di impegni.
Mi capitava di guardarmi allo specchio: passata la trentina affioravano le prime rughe e anche qualche capello bianco, che timorosamente facevo sparire recandomi dal parrucchiere. Bella non ero mai stata, anzi magra e introversa, come se l'immagine fisica corrispondesse a quella dello spirito.
Così il tempo era trascorso, dedicato alla famiglia e al lavoro e l'idea di non avere un uomo era diventata la rabbia di una delle tante delusioni della vita.
Col tempo aumentavano le possibilità di trascorrere il resto della vita da sola e spesso ritornava l'idea che, in fondo, non me l'ero certo spassata, e meno che mai per quanto riguarda il sesso.
Ma questi pensieri, ordinari nella mia vita, quella sera non mi toccavano. Avevo sonno e freddo, e il mio amico mi riaccompagnava silenziosamente a casa.
Cercavo di riscaldarmi avvolgendomi nel maglione e pensavo che domani ci sarebbe stato un altro giorno di lavoro prima del meritato riposo.
Arrivati sotto casa mia mi ero voltata per salutare
"Beh, allora ciao, a domani"
Lui si era sporto verso di me per darmi un bacio sulla guancia - credevo - ed io quasi fuori dell'auto avevo sporto il mio volto verso di lui per ricambiare. Ed ecco un bacio umido, sulle labbra. Lo fissavo stupita, senza comprendere se sentivo in me un risveglio o mi ero del tutto addormentata.
Il suo sguardo, imbarazzato ma implorante era eloquente.
Non so cosa è accaduto in me, lo ho cercato nuovamente. Ho teso il mio volto e le mie labbra verso di lui, per un nuovo bacio, appassionato.
Le nostre lingue si assaporavano e anche le nostre mani ora cercavano il corpo dell'altro per stringerlo e sentirlo.
Gli sono salita addosso, forse è lui che mi ha presa. Con le mani rapidamente mi aveva liberato del giaccone e adesso era sotto il maglione, a carezzare il mio seno piccolo ma sodo, con i capezzoli appuntiti, inturgiditi dal fresso.
L'odore della pelle ea intenso ed io gli avevo aperto la patta quanto basta per sentire il suo membro duro e caldo, sotto le mie mani.
Sentivo che cominciavo a bagnarmi, lui sollevato il maglione mi baciava sul ventre e mi leccava. Mi succhiava dolcemente il seno.
Poi, con gesto deciso ha cominciato a sbottonarmi il jeans e a calarmi le calze e gli slip in maniera convulsa, accarezzandomi le cosce, risalendo fino al sedere, freddo e duro.
Aveva cominciato a carezzarmi il pelo morbido ed io avevo iniziato un lento e intenso orgasmo.
Dio, che sensazione. Lo volevo sentire dentro di me. Era caldo, il suo respiro intenso e irregolare mi piaceva, mi faceva impazzire, lo sentivo lungo il collo e sulle orecchie. E allora gli ho calato i boxer e lui mi ha preso per le cosce. Lo ho cavalcato, non lo avevo mai fatto ma era bello, intenso, dolce ma deciso.
Sentivo il suo pube avvicinarsi e allontanarsi dalle mie cosce e dal mio sedere mentre i mio umori colavano e, finalmente, un orgasmo, insieme, unico, intenso. Sentivo che mi era scoppiato dentro e il tempo si era fermato.
Non so quanto tempo siamo rimasti fermi. Poi ci siamo rivestiti, lo ho baciato su una guancia e sono andata a dormire.

Bagno caldo

Quell'anno a Natale avevo deciso di trascorrere un settimana in montagna. Decisi di andare in Austria, un piccolo paese con ottime pista da sci e piscine termali.
Partimmo io e mia zia Anna, lei era una bellissima donna di 40 anni capelli corti e bruni un corpo magro e atletico da cui emergeva un seno molto grande, che io da ventenne piatta le ho sempre invidiato.
L'albergo era molto bello con grandi stanze e ampie finestre, dopo aver sistemato i bagagli mia zia mi propose di andare a fare un bagno in piscina.
Le piscine erano due una interna e una esterna, entrambe termali con acqua calda.
Non c'era distinzione di spogliatoi tra uomini e donne e mentre mi accingevo a entrare in uno per cambiarmi un uomo sulla sessantina nudo passò accanto a me e mia zia. Io mi stupii mentre mia zia non ci fece neanche caso.
Lei era abituata alle piscine austriache dove quasi tutti fanno il bagno nudi.
Mia zia Anna mi fece coraggio e spogliandosi mi invito a faro lo stesso.
Guardandola mi accorsi che era depilata in tutto il corpo, riuscivo a vedere benissimo le labbra della sua fighetta e notai anche che erano più grandi e aperte delle mie
La cosa mi turbava un po' anche perché io non avevo avuto molte avventure e il nudo era ancora un tabù.
Uscimmo dallo spogliatoio e ed andammo nella piscina esterna dove ritrovammo il vecchietto di prima e un'altra donna entrambi nudi.
Sulle sponde della piscina c'era la neve e l'acqua calda produceva in continuazione vapore, tanto che a poca distanza già non ci si vedeva. Nuotare nuda nell'acqua calda era veramente eccitante.
Mia zia era su una sponda appoggiata con la pancia sul bordo vicino al vecchietto e si muoveva in maniera strana.
Mi immersi e da sotto vidi che lui le stava mettendo le mani ovunque mentre lei gli toccava il membro.
La cosa continuo per alcuni minuti poi lei fece un sussulto più forte e lo abbandonò venendo da me.
Non chiesi nulla a mia zia e lei non mi disse niente.
Salimmo in camera. Anna era a farsi la doccia e io inavvertitamente aprendo una sua valigia trovai un vibratore.
Non ne avevo mai visto uno e quello di Anna era molto bello, color carne in
tutto uguale a un cazzo vero con le vene e il glande.
Toccandolo sentivo un certo calore, e istintivamente decisi di togliermi gli slip e provarlo.
Giochicchiai un po' con le labbra vaginali, girando intorno al clitoride, all'ingresso della vagina, poi quando gli umori iniziarono a colare lo infilai dolcemente, lentamente, fino a metà; rimasi così per alcuni secondi e poi iniziai a fare su e giù e a girarlo dentro.
Mi eccitavo sempre più, per caso poi mi accorsi che poteva anche vibrare, e lo accesi. Un vortice di piacere mi prese.
Lo spazio e il tempo non erano più definiti.
Appoggiando il vibratore al clitoride e per metà tenendolo dentro, venni a ripetizione, non riuscivo a smettere.
Frattanto mia zia Anna aveva ormai finito la doccia e già da qualche minuto mi stava osservando, era visibilmente eccitata e si accarezzava il seno.
Mi accorsi della sua presenza e imbarazzata estrassi il vibratore, lei abbasso gli occhi e per alcuni secondi ci fu un intenso silenzio.
Una goccia colse la mia attenzione, era una goccia che scendeva nell'interno della coscia di mia zia, era una goccia del suo piacere, che scendeva dalla sua fighetta depilata.
Lei non se ne era accorta, io invece in preda all'eccitazione che fino a quel punto mi ero procurata mi avvicinai alla sua gamba e delicatamente con la punta della lingua assaggiai la sua essenza, il suo piacere.
Appena mi vide un brivido le attraversò tutto il corpo e senza controllo mi baciò appassionatamente.
Poi prese il vibratore per leccarlo e sentire il mio miele.
L'ora dopo la passammo a leccarci a vicenda ricercando i punti di massimo piacere, fu un ora travolgente.
La vacanza si faceva molto interessante, dopo gli ultimi fatti ero entrata in intimità con mia zia Anna così le chiesi cosa aveva fatto con il vecchietto.
Lei si scoprì e mi raccontò che spesso si faceva toccare da sconosciuti per eccitarli e godere nel vedere nei loro occhi il desiderio più sfrenato.
Mi disse che adorava gli uomini sui cinquanta perché ancora pieni di carica sessuale repressa dall'astinenza, e i ragazzi alle prime esperienze che secondo lei sono "vulcani in eruzione" anche se molto inesperti.
Il giorno dopo tornammo in piscina, era più affollata di ieri, e tutti erano sempre nudi.
Entrando la fighetta glabra di mia zia attrasse l'attenzione di più d'uno.
Anna aveva subito visto due ragazzi sui 18-19 anni e guardandomi mi fece un sorriso malizioso, che mi fece capire le sue intenzioni.
Anna si mise a nuotare a dorso vicino ai due esponendo ai loro occhi il suo corpo, io mi immersi un attimo per vedere se riscuoteva successo,
E infatti i loro due membri erano già in erezione.
Mi avvicinai a mia zia e le dissi che i due avevano due cazzi veramente fenomenali, lei sorrise e mi disse che se ne sarebbe accertata subito. Nuotando urtò con le mani i due cazzi, riuscì a sentire che erano estremamente duri, la voglia le cresceva in corpo. Io osservavo la scena e non potevo trattenermi dal infilarmi un dito nella fighetta.
I due ragazzi erano immobili con la schiena appoggiata alla sponda e il loro cazzo esposto, la zia gli nuotava vicino e ogni tanto con la mano o il piede toccava il glande o l'intero pene dell'uno e dell'altro.
I due erano estremamente eccitati, ma nessun altro all'interno della piscina termale sembrava accorgersi della scena.
Eccetto qualcuno, intenta ad osservare la zia non mi accorsi della presenza di un uomo dietro di me, si era avvicinato lentamente e stava toccando il mio culetto con la punta del suo cazzo in erezione.
Decisi di non voltarmi e di lasciarlo fare.
Non sapevo chi era e la cosa mi eccitava enormemente.
Continuavo a guardare mia zia che giocava con i ragazzi i quali non avevano il coraggio di toccarla.
Dietro di me sentivo il cazzo crescere ma invece di penetrarmi iniziò a toccarmi il buchino di dietro con le dita.
Nemmeno io lo avevo mai fatto.
La cosa mi piaceva e lo lasciai continuare.
Era molto piacevole, e a poco a poco lo agevolai piegandomi in avanti, lui approfitto e dolcemente mi infilo il dito dentro, iniziò poi a farlo uscire ed entrare, dei brividi mi colsero e in poco tempo toccandomi il clitoride venni con il suo dito nel culetto e la cosa mi piacque molto.
Mia zia mi sorrise perché immaginava qualcosa.
Poi mi voltai e vidi che l'uomo che mi stava toccando era il vecchietto di ieri. Gli sorrisi dolcemente e tra me e me pensavo che ero proprio come mia zia Anna.
La zia intanto stava uscendo io la seguii.
Lei mi chiese se mi erano piaciute le dita del vecchitto e io annui, a mia volta le chiesi come era andata con i due ragazzi e mi rispose che non aveva ancora finito.
Salimmo in camera e dopo neanche 10 minuti qualcuno bussò, erano i due ragazzi di prima, la zia li fece entrare e poi gli disse di spogliarsi, lo fecero.
I loro cazzi da mosci erano molto belli, in tutti e due si vedeva benissimo il glande e le vene che avvolgevano il pene.
Mia zia si sdraiò sul letto e chiese ai ragazzi di leccarla.
Non si fecero pregare e in breve le erano sopra e la leccavano. Io vedevo le due lingue leccare voracemente le grosse tette di mia zia, le fighetta depilata e ogni millimetro di pelle.
Vedevo anche i cazzi che crescevano lentamente, fino a diventare veramente grandi come li avevo visti in acqua. Il desiderio mi stava divorando, non avevo fatto molti pompini nella mia vita, ma i cazzi dei due ragazzi erano talmente perfetti che non riusci a trattenermi dal farne.
Presi in bocca il piu vicino a me e iniziai a succhiare, con pochi colpi, nemmeno il tempo di assaporarlo che eiaculò, una notevole quantità di sperma mi riempì la bocca e il viso, sembrava che non godesse da anni.
Mia zia intanto si stava facendo inculare dall'altro ragazzo, e la cosa che mi impressionava era la facilità con cui il grosso cazzo entrava e usciva dal buchetto di mia zia.
Dopo pochi minuti stava per esplodere anche l'altro ragazzo, mia zia lo fece uscire e si volto per succhiarli il cazzo lui venne in breve e iniziò a schizzare sperma ovunque colpendo con alcuni schizzi pure me che ero li vicino.
Poi prima di lasciarli andare mia zia gli obbligo a leccarmi la fighetta e il buchetto di dietro in contemporanea; mi sdraiai sul tavolo a pancia in giù e con le mani mi allargai le chiappe.
Le due lingue erano caldissime, venni penetrata con la lingua prima nella fighetta e poi nel culetto l' orgasmo non tardò ad arrivare e un sottile urlo placò le due lingue, i due si alzarono e sentì solo la porta che si chiudeva dietro di loro, e il rumore del vibratore che mia zia Anna stava usando per placare il suo desiderio, in breve mi addormentai.

domenica 12 luglio 2015

Il nostro amico bisex

Quando incontrammo per la prima volta Carlo, fu Francesco ad andarlo a prendere all'appuntamento, ed io aspettai a casa emozionantissima.
Dalla finestra vidi arrivare la macchina e dentro, insieme a mio marito, un bel ragazzo.
Carlo si rivelò una persona simpaticissima, in grado di capire subito la nostra emozione di novellini ed in grado di metterci subito a nostro agio.
Allegro e scherzoso, dopo un po' di conversazione, si sedette nel divano, fra me e Francesco, che, per vincere l'imbarazzo, avevamo messo su una cassetta porno.
Mentre guardavamo il film, vidi la sua mano poggiarsi sulla patta dei pantaloni di mio marito e massaggiarla.
Poi sentii l'altra sua mano raggiungermi una gamba e, piano ma decisa, scorrermi verso l'interno delle cosce.
Fu come se di colpo mi si fosse sciolto qualcosa dentro. Capii senza ombra di dubbio che la mia fica si stava allagando come mai prima di allora! E allargai le gambe per consentire alla sua mano di raggiungerla.
Abilissime le sue dita si impadronirono del mio clitoride e lo sfregarono, già viscido del mio succo. Mi ritrovai sulle labbra le sue e la sua lingua venne a cercare la mia.
Intanto, continuando a baciarmi, aveva presa la mia mano e se l'era portata fra le gambe, dentro i pantaloni che aveva sbottonati. Sentii la consistenza d'un cazzo grosso e già duro!!!
Gli scostai gli slip e glielo afferrai con decisione, quasi per aggrapparmi a qualcosa di solido in quel maremoto che mi stava trascinando.
Mio marito era in piedi, ora, e si godeva lo spettacolo. S'era tolto pantaloni e mutandine e stava con l'uccello duro in mano.
"Dacci la minchia da leccare, Francesco", sentii la voce di Carlo dire, quasi dentro la mia bocca.
Ci ritrovammo con il cazzo fra le labbra, a continuare a baciarci con in mezzo il glande di mio marito che Carlo aveva provveduto a scappellare, mentre io con una mano smanettavo il bastone del nostro amico e con l'altra palpavo e spremevo i coglioni di Francesco, con una manovra che tanto gli piace.
Sentivo mio marito gemere, prossimo all'orgasmo; e Carlo gli disse che se voleva poteva venire così! Ci ritrovammo sulle labbra e sulle lingue il suo sperma.
Carlo spinse la mia bocca sporca di sborra verso il suo cazzo.
Mi ritrovai davanti una minchia grossa e la imboccai e me la lavorai con tanta lingua e tantissima saliva, mentre con la mano cominciai a massaggiargli le palle, morbide e pelose!
Avevo voglia di essere scopata, morivo dal desiderio.
"Chiavami, per favore!", gli dissi.
"Voglio prenderti il culo. Vuoi darmelo?".
Io non ebbi nulla in contrario a darglielo, visto che è una delle cose che preferisco. Mi misi alla pecorina sul divano, dopo essermi tolta slip e vestito, e gli offrii il buco.
Sentii la sua cappella appoggiarvisi contro e poi spingere. Il mio ano si allargò e accolse il cazzo. Mi piace farmi sfondare come una troia e Carlo lo sapeva fare davvero bene.
Francesco, intanto, dall'altra parte mi aveva piazzato sotto il naso la sua minchia già quasi di nuovo dura e ancora odorosa di sperma. La risucchiai e presi a spompinarla.
Era la prima volta che mi ritrovavo con due uccelli a disposizione, nella più classica delle posizioni da maiala, ma l'avevo tanto desiderato e sognato che era come se lo avessi fatto da sempre.
Fu, come sempre, la voce dell'amico a dare nuovo impulso al gioco.
"Perché non mi fai il culo, mentre inculo tua moglie?", disse a Francesco.
"Si facciamolo", aggiunsi io, "però voglio vedere tutto!".
Così ci trasferimmo in camera da letto, davanti al grandissimo specchio dell'armadio.
Mi rimisi alla pecorina sul letto e Carlo tornò a infornarmi il cazzo in culo. Vidi Francesco inginocchiarsi dietro Carlo. Lui si chinò tutto su di me, e mio marito, dopo essersi bagnato la cappella con un po' di saliva, se lo inchiappettò!!! Pochi momenti per sincronizzarci e poi il tutto divenne un'eccitante catena del sesso.
Ogni colpo di fianchi che mio marito assestava a Carlo diventava un poderoso colpo a me. Io passavo dal godermi l'immagine di quel trenino che lo specchio mi rimandava all'appoggiare la testa al materasso per spingere la mano a carezzare quell'insieme di buchi aperti e gocciolanti e di coglioni pelosi!!!
Continuammo ancora un po' così, poi cambiammo posizione. Mi sdraiai a cosce larghe per consentire a mio marito di chiavarmi, perché avevo una gran voglia di prenderlo nella sorca.
Carlo si accovaccio sulla mia faccia, di fronte a Francesco che mi fotteva, dandomi da lappare i coglioni ed un buco del culo che non avevo mai visto tanto aperto. Riuscivo a penetrarlo con la lingua e ci trovavo il sapore noto ed arrapante del cazzo di mio marito!!!
Quest'ultimo, intanto, incitato da me, aveva afferrato il cazzo del nostro amico e lo smanettava.
Quando sentii il calore di una nuova sborrata di Francesco riempirmi la fica, me ne venni anch'io, sussultando di piacere. Carlo, smanettandosi, mi sborrò in faccia e sulle tette!!!

giovedì 25 giugno 2015

La cura (parte 2 - finale)

La prima sorpresa la ebbi quando vidi il lettino: non era in posizione angusta e defilata dietro al paravento, ma al centro dell'altra stanza che costituiva lo studio; non era il solito freddo lettino, ma aveva un morbido schienale imbottito ed era coperto di tessuto di cotone bianco intercambiabile.
Anche i divaricatori per le gambe erano imbottiti, per non lasciare segni. La seconda sorpresa fu che la sala dove stava il lettino era completamente a specchi, per cui, essendo il lettino girevole, in qualunque posizione fosse, ci si poteva specchiare.

Quando mi fui sfilata il vestito e sciolta dai fianchi le mutandine, rimasi in piedi a guardare la stanza. Elisa mi raggiunse e mi disse di stendermi sul lettino.

Mi accingevo quindi a sdraiarmi sul lettino, quando Elisa mi osservò.
"Puoi togliere i sandali, se vuoi", disse
"No, preferisco tenerli" risposi.
"Anche il mio compagno mi preferisce così quando mi fa sua…".
Elisa, incuriosita, chiese: "Avete un rituale, per caso?"
"Non proprio, però ho una collezione di infradito che, a seconda di quali mi metto, costituiscono una sorta di segnale in codice".
"Questa è nuova. E quale sarebbe?"

"Beh, ad esempio, io quando torno a casa dal lavoro, se non aspetto visite giro spesso per casa completamente nuda, anche d'inverno, perché mi piace, e perché così sono immediatamente disponibile per il mio uomo quando torna dal lavoro. Così, se per esempio, giro per casa con i sandali di cuoio da schiava, a cui in genere accoppio una sorta di perizoma da alzare per scoprire quello che ho sotto, il mio uomo sa che voglio essere posseduta in maniera autoritaria e mi rende sua schiava; similmente, se giro con degli infradito rossi, voglio essere sottoposta a pratiche di sesso insolito: così, ad esempio, quando lui sta guardando la televisione, io mi metto carponi su un tavolino di fronte a lui, offrendogli i miei due buchi: a sua scelta può decidere di stimolarmi il clitoride, e qualche volta mi infila nell'ano un vibratore, oppure posso rimanere tutta la serata così. L'unica cosa è che non devo mai voltarmi, ma solo attendere il modo come lui vuole utilizzarmi. Poi, ad esempio.."

"Sì, scusa l'interruzione, ma ti sei spiegata perfettamente. Insomma, il tuo godimento sta nell'essere il suo oggetto di piacere?"
"E lui il mio, perché mi gratifica di un magnifico fallo che, non faccio per vantarmi, ma mi dà ore di godimento continuo…"
"Ho capito. Ora fatti visitare"

Mi sedetti sul lettino e appoggiai le gambe sui divaricatori. Elisa li allontanò tra di loro e io potei guardarmi allo specchio.
Ero completamente spalancata, pronta a farmi visitare. Curiosamente quella vulnerabilità non mi dispiaceva.

Elisa, con mosse abili, dopo essersi infilata i guanti, mi lubrificò la vulva e mi inserì lo speculum per esaminarmi.
La visità durò un quarto d'ora buono, e con due dita mi esaminò pure il retto per verificare la presenza di lesioni. Complessivamente stavo bene, e lei mi disse:
"Per la seconda parte della visita devo prepararti un po' per renderti appetibile".
"Va bene", dissi io,
"ma come?"
"Ora vedrai".
E così facendo chiamò la sua efficiente segretaria, la quale si presentò vestita con un corpetto di plastica trasparente senza nulla sotto, e un paio di scarpe, sempre trasparenti, con il tacco alto.
Ora si spiega la sua allusione di prima, pensai…

La collaboratrice estrasse da sotto il bordo del lettino una specie di catino che si posizionò sotto le mie parti intime.
Poi, preso un pennello, iniziò a insaponarmi i peli del pube. Elisa nel frattempo preparava un clistere
"Per pulirmi bene tutta", disse.

Il clistere mi fu inserito nello sfintere prima che l'assistente si desse da fare con il rasoio. Mentre la mia fica veniva rasata sentivo il liquido riscaldarmi le mie viscere.
Era una situazione piacevole e rilassante: sentivo tutto il contenuto del mio intestino scendere verso l'uscita liberatrice del mio buco del culo, che aspettava solo di essere liberato dalla canna del clistere.

E così fu. Quando fui completamente rasata, l'assistente allungò da sotto il letto un rubinetto flessibile da cui uscì acqua tiepida.
Mi estrasse la cannula dall'ano e mi sciacquò la fica mentre liberavo il mio intestino. Fui accuratamente sciacquata e asciugata.

Elisa mi disse:
"Guardati, ora".
Mi guardai allo specchio: ero completamente aperta e al centro delle cosce, dove prima spiccava un bel boschetto di peli castani, c'era il rosa della mia carne e il rosso della mia fica.
Cominciavo a sentirmi eccitata.
"Bella", dissi.
"Se fossi uomo mi scoperei fino a vuotarmi i coglioni…"
"Per quello c'è tempo. Adesso che sei pronta possiamo iniziare".

La segretaria mi venne al fianco e iniziò a massaggiarmi le tette e i capezzoli con ritmo lento e circolare, mentre la sua bocca si avvicinava alla mia. Quando fummo vicine, tirai fuori la lingua e iniziammo un lungo slinguamento reciproco.
Contemporaneamente, Elisa tirò fuori un barattolo di vaselina e iniziò a lubrificarmi il buco del mio culo. Iniziavo a provare una sensazione di passività molto eccitante, ed ero mentalmente predisposta a sottopormi a tutte le fasi del trattamento, anche se ancora non avevo idea di come si sarebbe svolto.

Una volta lubrificato, Elisa prese un cilindro dal cassetto delle apparecchiature. Era un cilindro arrotondato in punta per facilitarne l'inserimento, e all'interno aveva una vite che ne permetteva, a differenza dello speculum, l'allargamento in tutte le direzioni.
Me lo fece scivolare nello sfintere, mentre dalla fica iniziava a colare l'umore, e iniziò a girare la vite per allargarlo.
"Fermati", le dissi,
"comincia a farmi male".
"Va bene", rispose.
"Ora è lì, me lo chiederai tu di allargarlo".

Poi disse:
"Adesso ci mettiamo in libertà", e nel far ciò si sfilò il camice sotto al quale era completamente nuda.
"Kim, per favore…" disse alla segretaria (così seppi anche come si chiamava), e anche lei fu svestita.

Eravamo tutte e tre nude, e Elisa e Kim erano disposte ai miei lati.
Mentre Elisa iniziava un ditalino sulla mia fica, Kim riprese quindi lo slinguamento, che mi aveva inturgidito i capezzoli e gonfiato il clitoride. Kim doveva aver intuito i miei pensieri, perché scivolò verso la mia fica.
Mentre Elisa continuava a sgrillettarmi il clitoride, Kim iniziò a mettere due dita nella fica e a fare dolcemente dentro e fuori.
Poi le dita divennero tre, e quando Kim arrivò a tutta la mano, Elisa reclinò lo schienale del lettino e si mise in ginocchio con le gambe aperte sulla mia faccia, mi prese per le caviglie e mi sollevò le gambe, sempre tenendole aperte, sì da permettere a Kim di fottermi comodamente con la mano. Iniziava a montarmi lentamente l'orgasmo, lo capivo dalle contrazioni che dal basso ventre si dipartivano in tutto il corpo.
Avevo voglia di provare qualcosa di più, perché sentivo sciogliere i miei freni inibitori.
Essere in quella posizione così umiliante e sottomissiva, mentre quelle due disponevano del mio corpo, mi facevano sentire estremamente porca.
E, per quel giorno, non mi sarei certo fermata lì.
Così dissi a Kim:
"Allarga!", riferito all'arnese che mi torturava il culo.
Con la mano libera diede qualche giro alla vite e sentii le pareti del mio viscere anale aprirsi. Kim dovette vedere una smorfia di dolore sul mio volto, perché si fermò, ma le dissi:
"No, un altro giro: aprimi come una troia…", e così fece.

Sdraiata sul lettino, completamente aperta, fottuta in fica con la mano che ormai era arrivata al polso e sottoposta a quell'agonia anale, mentre la fica di Elisa sbrodolava sulla mia faccia il suo umore, tanto era eccitata anch'ella nel guardare quella scena di piacere puro, godevo nell'essere completamente dominata e usata per i giochi di quelle due porche.
Scommetto che lo studio era una scusa per sottomettere ignare pazienti nei loro giochi. Bene, per quanto mi riguarda, lo spadroneggiamento su di me poteva continuare, perché più venivo sottomessa e più godevo.

Ormai il dolore al culo era passato, quindi era giunto il momento di farsi aprire ancora, e lo chiesi. A Kim non parve vero di potermi accontentare, e allargò di un paio di centimetri buoni, poi disse, guardando il regolo dell'arnese:
"Wow, quasi undici centimetri!"
"Un altro centimetro ed è il nostro record", disse Elisa
"E tu arriva a tredici", dissi io.
"Non sono mica una sciacquetta frigida come le altre tue pazienti. Io sono una VERA troia e voglio essere trattata come si deve".
Dovetti aver colpito nell'orgoglio Kim, perché allargò al massimo l'arnese e disse:
"Mi dispiace, corsa finita…".
"Per ora va bene", risposi,
"poi vediamo".
Ormai ero al culmine dell'orgasmo, e il culo doveva essere mostruosamente dilatato.
Mi tenevo a fatica dall'urlare, quando, forse capendo quel che pensavo, Elisa mi disse:
"Se vuoi urlare, fallo. L'ambiente è insonorizzato, ma io risparmierei il fiato per dopo…"
"Per dopo?" pensai…

Mentre pensavo a cosa volesse dire, Elisa scese dal lettino e andò ad aprire una delle porte mascherate da uno specchio.
Fece un cenno a qualcuno fuori dalla porta ed entrarono, così, nella stanza, due uomini (uomini? Superuomini.
Per la voglia di cazzo che nel frattempo mi era venuta forse potevano bastare…), uno bianco e l'altro nero.

"Sono gigolò professionisti e lavorano sempre in coppia. Non parlano la nostra lingua, ma si fanno capire, quando vogliono…" disse Kim.
"Li hai provati", affermai io, sicura di non sbagliare. Lei fece un altro di quei sorrisi maliziosi, mentre sfilava la sua mano dalla mia fica slabbrata.
"Adesso girati", mi disse Elisa,
"così giochiamo meglio".
Obbedii. Offrii a tutti lo spettacolo del mio culo aperto dal divaricatore, e, mentre i due stalloni mi sfoderavano le mazze davanti, sì che io democraticamente potessi leccarmele un tanto per uno alternativamente, vidi nello specchio Elisa che richiudeva il divaricatore e me lo sfilava. Per quant'era dilatato potevo sentire l'aria sulle mucose del mio retto, ma Elisa, guardando il lavoro che era stato fatto al mio culo, disse a Kim:
"Quante volte ti ho detto che devi imparare a fare i lavori come si deve?";
"Ma signora, le ho quasi sfondato il culo per come l'ho aperta".
"E invece no. Vuole essere trattata da troia? E allora guarda come si fa".
Così facendo infilò le due mani unite nel culo, incontrando poca resistenza, e poi le girò per afferrare i bordi del buco. Piano piano lo allargò fino a superare la larghezza raggiunta dal divaricatore.
Lanciai un urletto, a metà tra il dolore e il piacere.
"Mi fermo?".
"Chi ti ha detto di fermarti, stronza?", risposi io.
Allargò un altro poco, e Kim si affacciò sulla voragine del mio culo.
"Mai visto niente di simile" disse, sorpresa.
"E questo è niente. Provvedi alla fica".
Kim prontamente eseguì. Il divaricatore, che era servito egregiamente alla mia agonia anale, mi sparì nella fica, e lì Kim, forte del fatto che aveva già sperimentato la mia troiaggine vaginale con la mano, andò a botta sicura, aprendomi di almeno 10 cm.

Elisa disse:
"Ti senti un oggetto di piacere, ora?";
"Sento che potrei fare le cose più porche senza sentirmi in colpa, anzi andandone fiera".
"E ora?" disse allargandomi il culo ulteriormente.
"AAAh!" urlai.
"Male?".
"Nooo. Godo come una baldracca. Mi avete trasformato in oggetto di lussuria" ormai gridavo e non mi tenevo più.
"Che cazzo fate voi due, stronzi? Voglio sentire la sborra nel culo".
Elisa fece cenno ai due che, ormai, stavano sul punto di venire. Indirizzarono i loro cazzi verso i miei due buchi.
"Fatemi quello che volete ma fatelo. Ho bisogno di essere sottomessa alle vostre più sporche voglie".
E così fecero: sentii la loro sborra centrarmi nel culo e nella fica, e scendermi giù per le gambe.
Quindi Elisa lasciò andare il culo che si richiuse con un colpo secco, e sfilò il divaricatore dalla fica.
"Sei stata bravissima, adesso ti cedo a loro perché mi hanno detto che sei meglio della loro bambola gonfiabile", mi disse Elisa.
"Bambola gonfiabile?"
"Certo, cosa credi? Tu sei uguale, solo che sei più divertente perché urli, ti agiti e fai le pompe da vera professionista".
E' vero, e del resto volevo essere solo un oggetto, per quel giorno. Sarei stata la loro bambola, da farsi sbattere e riempire a dovere.
Dopo aver detto così, Elisa, con un doppio vibratore, iniziò a penetrare culo e fica di Kim che nel frattempo aveva preso il posto mio sul lettino.
Certo, pensai, era una bella troietta pure lei. Chissà se un giorno, invitandola a casa mia… ma mi disinteressai subito a quelle due.
Stando in piedi, allargai bene le gambe, e scendendo sulle mie ginocchia, sì da rimanere sempre aperta, mi ripresi in bocca i due cazzi degli stalloni.
Leccavo e succhiavo ora l'uno ora l'altro, mentre a terra si stava formando una chiazza formata dal mio sudore, lo sbrodolamento della mia fica, che ormai non aveva più i peli a trattenere, e la sborra dei due stalloni che mi era stata spruzzata abbondantemente nella fica e nel buco del culo, e che ora stava scendendo giù dalle fessure dilatate. Elisa mi aveva offerto di sciacquarmi, ma io non volevo.
Volevo essere sporca di sborra, far sì che quei due maschi non avessero scrupoli a squartarmi a colpi di nerchia, e a aprirmi con i loro cazzi nodosi, cazzi di proporzioni mai viste e da cui ero pronta a farmi dominare.

E i due non tardarono a rendermi la loro schiava di sesso: mi fecero tirare su, e con un gesto brusco il nero mi piegò in avanti.
Prima che avessi il tempo di pensare qualsiasi cosa, avevo un cazzo in bocca e uno in fregna, che sguazzava felice negli umori di cui era impregnata.
Tenendomi per i fianchi, il nero mi sbatteva ritmicamente.
Si capiva che, se io godessi o meno, gliene fregava nulla.
Aveva trovato un buco da riempire di sborra, e tanto gli bastava.
Però volevo sentire anche come mi sbatteva il bianco, per cui feci cenno ai due di scambiarsi di posto.
Bocca o fica a loro non interessava, per loro ero solo un oggetto con tre buchi, e quindi fu il turno del bianco di scardinarmi le labbra della fica, mentre
assaggiavo la mazza nera umida del mio brodo vaginale. Il gioco parve divertirli.
Mi sbatterono a turno, dandosi il cambio, finchè non ritennero opportuno il momento di riempirmi contemporaneamente.

Allora mi venne un idea, e feci cenno ai due maschi di seguirmi nello studio attiguo, perché avevo bisogno del telefono.
Era un momento troppo bello per godermelo da sola….

Presi il telefono, e mentre dalla saletta del piacere venivano i gemiti delle due troione che stavano fottendosi con la mano a vicenda, composi il numero di cellulare del mio uomo.

A quell'ora stava tornando sicuramente a casa, ed era bloccato nel traffico di ritorno. Infatti mi rispose dall'autovettura.
"Pronto?"
"Amore, sono io…"
"Che voce strana che hai, ti senti poco bene?"
"No, sto benissimo. Sto provando il piacere di essere schiavizzata da due cazzi magnifici, sottomessa ai loro voleri"
"Cazz.. Ma cosa dici? Se sei diventata un ghiacciolo…" disse
"Lo vedrai. Intanto sono stata fottuta con la mano dalla dottoressa, mi hanno allargato il culo e la fica con un divaricatore e con le mani e nemmeno tu mi hai fatto sentire così troia".
"Ma non dici sul serio…"
"Pensala come ti pare, ora mi sto apprestando a prendere due nerchie contemporaneamente, in culo e in fica.".
"Ma cosa…".

Feci cenno di essere pronta, e il nero mi prese, da dietro, sollevandomi per le gambe appena in prossimità delle ginocchia, sì da aprirmi.
"Adesso sono sollevata da terra con le gambe aperte. Un negro sta per sbattermi e un bianco mi sta mangiando con gli occhi perché sa che tra poco sarò sua. Non capiscono quello che dico, ma non me ne frega. Parlano i loro cazzi. Sono tutta nuda e porto gli infradito nuovi che abbiamo comprato sabato. Volevo usarli per te, ma ora sono tutti per loro…".
"Troia!" mi disse.
"Sì, troia e oggi pure rotta in culo. Adesso mi sta facendo scendere sul suo cazzo dritto e la mia fica depilata che sembra quella di una bambina è spalancata di fronte al bian.. AAAH! L'ha messo tutto dentro. Sono piena di cazzo. Sono felice, mi hanno preso in mezzo e mi stantuffano nei buchi a ritmo alternato…"
"Puttana", mi disse,
"te la farò pagare".
"Fammela pagare come sai… mi lascio un po' di voglia, così potrò godere di quando stasera sarò completamente sottomessa ai tuoi voleri".
"Puoi giurarci, zoccolona baldracca".
Quelle parolacce che capivo solo io, e non i miei due dominatori, mi eccitavano ancora di più:
"Sì, zoccolona e baldracca, e pure troia, rottinculo e quanto di peggio ti possa
immaginare. Questi due cazzi mi stanno facendo venire la febbre per il godimento. Sono tutta un bollore. Mi spupazzano a piacimento e mi fanno sentire una vera donna-oggetto. Aspetta… AAAAH, mi stanno riempiendo di sborra… sono piena e sporca, se mi vedessi adesso…"
"Non importa. Stasera avrai il resto". E attaccò.

Era un peccato veder gocciolare quei due bei cazzi, per cui mi chinai e li ripulii per bene con la lingua. A un certo punto gli urli che venivano dall'altra stanza, dopo un picco, sicuramente coincidente con l'orgasmo che si erano reciprocamente date la dottoressa e l'assistente, cessarono.
Sentii Elisa che mi chiamava:
"Com'è andata?".
"Benissimo, direi. Non mi sono sentita così usata da tempo.".
"Ora ti senti pronta?".
"Beh", dissi io, che ormai ci avevo preso gusto,
"non vorrai mica farmi andare via senza un bel finale tutti insieme…"
"Certo che no, se ti fa piacere".
Allora feci cenno a Kim di lasciarmi il lettino, e, alzato lo schienale, rimisi le gambe sui bracci divaricatori.
"Adesso fatemi schiava dei vostri più perversi pensieri, tanto io sto qui a subire".

Non se lo fecero dire due volte: mentre Elisa mi rimise le mani nel culo per riaprirmelo, e Kim tornò alla carica col divaricatore nella fica, i due stalloni si masturbarono addosso a me (ma quanta sborra nelle palle avevano questi due?) e mi annaffiarono un paio di volte ciascuna. Elisa, nel frattempo, aveva preso un divaricatore permanente, di quelli che si usano in sala parto, e lo aveva usato per tenermi aperto il culo.
Ormai il loro dominio era totale, e urlai:
"Sono la vostra schiava! Spadroneggiate su di me, usatemi come il vostro cesso!!!"

E infatti, iniziarono i due maschi, ai miei due lati, terminata la sborra, a pisciarmi addosso. Il piacere che mi dava era indescrivibile, stavo scendendo negli abissi della zoccolaggine ed ero disposta a vantarmene, anche.
Mi girarono intorno, sempre pisciandomi addosso, e non mancando di irrorare abbondantemente i miei due buchi, aperti come due cloache.
Nel frattempo. Kim e Elisa erano salite a cavalcioni sopra di me, e mentre la prima mi pisciava in faccia, la seconda, calibrando il getto, stava facendo cadere il proprio liquido dorato sopra la fica.
Quello che cadeva, senza l'effetto frenante dei peli, scivolava nel culo. I due maschi finirono l'opera pisciandomi sulle gambe, sui piedi e sui miei infradito. Alla fine ero completamente fradicia…

Kim e Elisa, quando ebbero svuotato le loro vesciche, scesero dal lettino e si disposero ai due spigoli della spalliera.
I due maschi mi presero le gambe e le sollevarono, sì da scoprire meglio la vista del mio culo.
"Guardati ora, che ne pensi?" disse Elisa.

Una felicità estrema mi pervadeva: di fronte a me vedevo quattro cacciatori intorno alla loro preda, una preda ridotta in schiavitù, presa nella posa più umiliante per una donna, con le gambe completamente aperte ad offrire il proprio culo e la propria fica, slargati, deformati e violati oscenamente per il loro piacere, e la preda ero io, lì, sporca di sborra e di piscio, che avevo fatto da paziente, da bambola e alla fine da cesso, con il dorato dei miei infradito che risplendeva nella luce tardo-pomeridiana.
"Credo di essere diventata una schiava perfetta", dissi.
"Non ci sei diventata, c'eri già", mi disse, mentre i due maschi si congedavano e Kim mi sfilava i divaricatori.
"Te l'ho detto, io ho solo fatto uscire la tua parte nascosta, se non fossi stata predisposta non avresti combinato tutto quello che hai fatto.
A proposito, è tutto registrato da una videocamera nascosta.
Ora vatti a fare una doccia, che dopo ci vediamo nello studio di là. Kim si rivestì da segretaria e andò a ricevere altri pazienti, mentre Elisa, reinfilatosi il camice, andò al suo tavolo.
Dopo essermi fatta la doccia, vidi che Kim aveva lasciato sul lettino il divaricatore anale a vite.
Chiuso era più piccolo di un vibratore, e me lo feci scivolare nella borsetta.

Poi andai da Elisa, che mi consegnò la videocassetta e mi tese la mano. Adesso la foga era sbollita, ed eravamo più calme.
La salutai e lei mi disse:
"Dopo quello che c'è stato un bacio me lo puoi dare, no?"
"Beh"… Neanche il tempo di parlare e le nostre lingue si toccarono per mezzo minuto buono, dopodichè disse al mio orecchio:
"Guarda che il divaricatore non era lì per caso. E' un gentile omaggio della ditta, e nessuna resiste alla tentazione di farlo sparire in borsetta… Pagamento e fattura da Kim, prego"
"Che bastarda", pensai, uscendo
"però credo di amarla…" conclusi.

Mi preparavo a una notte di fuoco, però mi ricordai della promessa fatta venerdì. Allora telefonai alla mia amica ginecologa e, mentre rispondeva, lo sguardo mi andò al divaricatore in borsetta.
Lasciando perdere quel che volevo raccontarle, le dissi
"Stasera sei libera?".
"Sì, chiudo prima, perché?"
"Allora sei a cena a casa nostra. Ti devo raccontare della dottoressa che mi hai consigliato."
"Ma se è per questo possiamo vederci al mio stu…"
"Niente ma, è deciso. Stasera sei mia ospite".
Sospirò. "E va bene, a stasera. Alle otto come al solito?"
"Vada per le otto. Ti aspetto".

E ti aspetto sì, pensai.

Cento metri più a destra c'era un negozio di calzature. Chiesi alla commessa un paio di infradito…

La cura ( parte 1 di 2)

La cura
Da un poco di tempo le cose con mio marito non andavano bene, sessualmente parlando. Il suo lavoro e il mio ci prendevano ormai tutta la giornata, provocandoci livelli di stress insostenibili, a scapito della nostra voglia di scopare. Eppure la voglia non ci era mai mancata…

Stavo facendo queste riflessioni un pomeriggio d'estate, sul terrazzo di casa mia. Grazie al fatto di essere all'ultimo piano di un palazzo molto alto posso girare svestita, e infatti quel giorno prendevo il sole sulla mia sdraio, vestita solo dei miei inseparabili sandali infradito, che d'estate porto sempre, pure quando scopo.
Possibile, pensavo, che non riesca più a provocare nel mio uomo quella irresistibile voglia di sbattermi sul letto e scoparmi fino a farmi urlare?
Possibile che non avesse più voglia di provare le delizie dei miei due caldi buchi, sempre pronti ad accogliere il suo cazzone turgido, che quando si faceva strada nel mio culo sembrava un palo nelle mie viscere ribollenti di piacere?

Mentre facevo questi pensieri, complice il caldo che mi aveva mandato gli ormoni in ebollizione, iniziai a carezzarmi il clitoride dapprima con una, poi con due dita, finchè non iniziai a bagnarmi.
Ma non mi bastava ancora, e l'occhio mi corse alla borsa vicino alla sdraio: si intravedeva il vibratore che mi portavo sempre dietro.
Allungai la mano nella borsa e, preso il vibratore, mi sistemai sulla sdraio, tirando su le gambe e mettendo i piedi sui braccioli; in tal modo ero con le cosce spalancate e con la mano sinistra infilai il vibratore nella fica mentre con la destra mi sgrillettavo il clitoride.
Mi sentivo oscena in quella posizione, ma nonostante ciò mi eccitasse al massimo, e nonostante mi stessi fottendo furiosamente con l'arnese, non riuscii a raggiungere l'orgasmo. Era l'ennesimo tentativo frustrato di godere, e
non ne potevo più.

Forse lo stress era un alibi che ci eravamo creati, pensai allora, e la mia resistenza a venire mi aveva fatto desiderare meno il cazzo del mio uomo, o forse, chissà, non gli interessavo più come prima…

Basta, pensai, qui bisogna fare qualcosa. Ho troppo bisogno di essere scopata a dovere, di sentirmi l'oggetto di piacere del mio uomo, e lui ha troppo bisogno di avermi lì, pronta a soddisfare tutte le sue voglie…

Presi il telefono e chiamai lo studio della mia ginecologa, sperando di trovarla libera da visite.
Era da qualche mese che non andavo al suo studio, così spesi un po' di tempo a spiegarle la situazione.
Per fortuna è anche un'amica e sa ascoltare, per cui, dopo una mezz'ora circa di chiacchierata, nel corso della quale le espressi tutti i miei dubbi e le mie perplessità, mi disse:
"Forse una persona che ti può aiutare c'è, anche se non la conosco direttamente."
"Ma va'?"
"Certo: è una mia collega che ha appreso alcune tecniche, per così dire, alternative, di supporto e stimolo all'attività sessuale, ma non ti so dire nel dettaglio di cosa si tratti. Comunque varrebbe la pena di farle visita, non fosse altro che per provare a vedere se può essere utile. Ho avuto il suo biglietto da visita nel corso di un congresso".

Così mi feci dare il numero di telefono della sua collega, promettendo alla mia amica che le avrei sicuramente fatto sapere com'era andata, e mi apprestai speranzosa a telefonare per avere un appuntamento.

Chissà quante donne avranno bisogno di lei, pensai, mentalmente rassegnandomi ad una lunga lista d'attesa. Invece la segretaria mi diede appuntamento per il lunedì pomeriggio successivo.
Considerato che eravamo ormai a venerdì, non avrei potuto desiderare di meglio.

Lunedì pomeriggio mi preparai per recarmi allo studio della ginecologa consigliatami dalla mia amica.

Dopo la doccia, mi infilai un paio di mutandine senza elastico, di quelle che si allacciano e sciolgono ai fianchi (le preferisco per praticità specie per queste visite, e poi si è così goffi quando ci si sfila gli slip); mi misi un vestito bianco di lino, che si sfila subito per la visita, e un paio di infradito dorati, nuovi di zecca.

Un'ora dopo suonavo al citofono dello studio; la segretaria mi aprì il portone; quando entrai nell'anticamera dello studio, la premurosa segretaria, una bella ragazza bruna di origine asiatica, mi fece accomodare in una sala bianca, con divani bianchi, aria condizionata, qualche pianta e musica di sottofondo.
La ragazza si dispiacque che io dovessi aspettare un poco, ma del resto ero in anticipo…

Mi stupì il fatto che in sala d'attesa ci fossi solo io.
La dottoressa, mi disse la segretaria, aveva aperto da pochi mesi, e tra l'altro eravamo in estate, con molta gente in vacanza; senza contare, aggiunse maliziosamente, che molte donne hanno qualche difficoltà ad ammettere di aver bisogno di aiuti, per così dire, specialistici.
Lì per lì mi diede l'impressione di essere stata beneficiata anch'ella dell'aiuto della sua principale, ma non indagai. Aspettavo solo il mio turno.

Il mio turno non tardò ad arrivare: meno di mezz'ora dopo fui chiamata.
La dottoressa si presentò: potevo chiamarla Elisa, per nome, e mi disse di darci del tu. Si capiva che aveva intenzione di non mettere a disagio le sue pazienti.

La prima mezz'ora la passammo a parlare di me: nel corso della chiacchierata Elisa compilò la cartella personale, con tutta la mia anamnesi, eventuali ricoveri, interventi chirurgici (figurarsi: il massimo di frequentazione con l'ospedale fu una medicazione al pronto soccorso cittadino per una caduta da bicicletta a dodici anni!) e altre notizie di rito.
Poi passò a chiedermi della qualità e della varietà dei rapporti sessuali con il mio compagno, e lì le parlai di tutto, compreso della circostanza di qualche giorno prima che mi aveva portato a telefonare alla sua collega, che a sua volta mi aveva indirizzato a lei.

"Evidentemente non si tratta solo di un calo del desiderio. Rischia di innescarsi una spirale perversa che potrebbe portare, da una parte, te a richieste sempre più estreme per raggiungere l'orgasmo, e dall'altra il tuo compagno sempre più lontano perché non riesce a soddisfarti, o perché ti vede indesiderabile".
"E quale soluzione proponi?"
"Fare tu il primo passo e renderti di nuovo desiderabile. Certo, per far ciò devi mettere qualcosa di nuovo nel rapporto, e io sono qui per insegnartelo. Devi far uscire fuori la parte più nascosta e inconfessabile di te, e io mi limiterò ad aiutarti a farla uscire. Non posso darti io quello che non hai"
"Sì, ma come faccio?"
"Ora vedrai. Preparati per la visita"

domenica 3 maggio 2015

Sesso col marito della mia migliore amica

Come al solito ero andata da Pino, il mio medico di famiglia, a causa dell’insonnia e della stanchezza che mi assillavano da mesi. Ero diventata sua paziente da quando avevo conosciuto sua moglie, Francesca, una donna meravigliosa. In poco tempo diventammo amiche inseparabili, tanto da suscitare non pochi sospetti ai nostri mariti. Più di una volta ci hanno fatto oggetto di battutine che sembravano tentativi di capire se nascondessimo qualche segreto. In effetti era così. Sia io sia Francesca avevamo avuto qualche storia extraconiugale delle quali parlavamo liberamente senza omettere alcun particolare.Quel giorno ero proprio distrutta, dormivo al massimo tre ore per notte da una settimana e nessun tipo di dieta riusciva a ridarmi le energie di cui avevo bisogno per affrontare decentemente una normale giornata. Pino la mise sul ridere e chiese da quando non scopavo, perché quello poteva essere il motivo del mio stato. Risi ma poi gli chiesi di smetterla perché davvero non ne potevo più. Per tutta risposta mi sentii dire che non scherzava affatto, che tutti gli esami avevano dato esito negativo e che non vedeva motivi fisici che influenzassero il mio sonno. Se il problema fosse stato il sesso, allora la soluzione sarebbe stata semplice, altrimenti avrei dovuto valutare seriamente l’ipotesi di una psicoterapia. A quel punto ero davanti ad un bivio, c’era poco da fare, se volevo uscire da quell’incubo avrei dovuto essere chiara. Sì, ammisi, in effetti il sesso era un problema per me. Con mio marito oramai si faceva pochissimo e anche i rapporti extraconiugali erano stati solo due. Cosa che mi faceva sentire in colpa e contemporaneamente avevano solo tamponato il problema. Pino mi se avevo voglia di sesso, se ero eccitata oppure mancavano gli stimoli? Se ero eccitata? Morivo dalla voglia di scopare, non ne potevo più di tanta astinenza. Glielo dissi senza vergogna, anzi la cosa mi eccitò. Pino non era quello che di solito si può definire un bell’uomo ma era divertente e intelligente e in possesso di un gran fisico.Si avvicinò alla mia sedia e disse che se volevo lui mi avrebbe aiutata con piacere. Era serio, rimasi senza parole. Mai avevo sospettato un suo interesse nei miei confronti, anche perché sono la migliore amica di sua moglie, rischiava davvero tanto, avrei potuto dirgli che era impazzito e minacciarlo di raccontare tutto a Francesca. Ma non mi uscì nessuna parola dalla labbra, rimasi stupita a guardarlo dal basso verso l’altro. Fu un attimo, abbassò i pantaloni e mise il suo cazzo sulle mie labbra. Come se non avessi aspettato altro nella mia vita, schiusi la bocca e spinsi la testa in avanti fino a sentirlo in gola. Rimasi così per qualche secondo, per gustare la consistenza e il sapore di Pino. Lui mi carezzò sulla nuca e io cominciai a muovermi, un lento e continuo su e giù che durò fino a quando sentii il primo schizzo in gola. Allora mi fermai serrando le labbra, in attesa della sua ultima goccia. Solo allora lo lasciai andare e riuscii a guardarlo negli occhi. Mi disse che se volevamo parlarne ancora c’era tutto il tempo che volevamo. Ero l’ultima paziente di quella giornata, ancora una volta non parlai, allora prese di nuovo l’iniziativa, m’invitò ad alzarmi e cominciò a spogliarmi. Quando mi ebbe nuda davanti ai suoi occhi, mi spostò verso il lettino. Appena seduta mi allargò le gambe, s’inginocchiò e iniziò a leccarmela. Ero già bagnatissima e quella lingua mi provocava delle scosse di piacere che non sapevo più di potere provare. Lo pregai di scoparmi. Gli dissi che avevo bisogno del suo cazzo, lo imploravo ma lui niente, come se non avessi parlato continuò a stare con la testa tra le mie gambe col suo modo lento e deciso. Mi ero piacevolmente rassegnata a quella situazione quando lui improvvisamente s’alzò e m’infilò fino in fondo. Rimasi senza fiato mentre lui si fermò a guardarmi dritto negli occhi. Mi lasciai andare sul lettino e lui iniziò a scoparmi prima piano, poi velocissimo e poi ancora piano, come se percepisse ogni mio desiderio senza che io ne parlassi. Arrivai di nuovo, ero sconvolta da quell’uomo tanto sicuro di sé e tanto abile. Neanche il mio orgasmo lo fermò, continuava a scoparmi, ero di nuovo eccitatissima quando lui uscì e si allontanò. Non potevo crederci, mi aveva lasciato nel mezzo di una scopata, ma era un pazzo? Sentivo la rabbia montare ma quando lo vidi tornare capii che ero solo all’inizio di una serata meravigliosa. In mano aveva un tubetto di vasellina, non ebbe bisogno di dire nulla, mi voltai e appoggiando il mio seno sul lettino allargai le gambe, lasciando a disposizione di Pino il mio culo. Non potevo credere a me stessa, non solo stavo tradendo Francesca con suo marito ma gli stavo concedendo qualsiasi piacere si potesse immaginare. I pensieri furono interrotti dalla sua cappella che s’era fatta strada nel mio culo, appoggiai la guancia sul lettino, chiusi gli occhi e sentii il suo cazzo entrare lentamente fino in fondo. Giusto il tempo di capire che avrebbe potuto muoversi senza farmi del male e cominciò a scoparmi con più forza di quanto avesse fatto nella mia figa. Pensai che dovevo piacergli molto per avere una foga simile, mi sbatteva con una forza animale che non avevo mai conosciuto in un uomo. Fino a quel momento, nonostante le rassicurazioni di Pino, avevo trattenuto i gemiti per evitare di essere sentita. Magari erano entrati altri pazienti o ne erano rimasti in sala aspetto, però non ce la feci più, avevo perso totalmente il controllo e cominciai a gemere liberamente, a chiedergli di spingere ancora e poi ancora, di spaccarmi il culo, cosa che fece fino a quando non me lo riempii con un urlo che aveva poco dell’umano. Si piegò sulla mia schiena fino a quando non gli diventò abbastanza piccolo da uscire senza problemi. Andai in bagno a sistemarmi velocemente, poi fu il suo turno. Lo aspettai seduta alla sua scrivania, quando tornò mi disse che il giorno dopo aveva lo stesso orario di ricevimento e avrei potuto essere di nuovo l’ultima. Dissi, mentendo, che ci avrei pensato, perché quello che avevamo fatto era sbagliato, che Francesca non lo meritava. Mi baciò con delicatezza sulle labbra e salutò.
Il mattino successivo mi svegliai riposata, non dormivo tanto da diversi mesi. Evitai il più possibile e andai a lavoro portando in borsa un abitino corto nero ed elasticizzato. Un messaggio: stasera vieni? Sì. Senza pensare risposi sì, ero già eccitata dal mattino, non sarei riuscita a rifiutare.

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