domenica 12 febbraio 2017

Paola


Non saprei dire quando è scattata la scintilla in lei ma, di sicuro ricordo quel brivido che provai quando, spiegandole una radiografia appena sviluppata, il mio braccio si trovò involontariamente a premersi contro il suo seno. Avvertii una sensazione di crescente calore impadronirsi della mia persona e credo di essere leggermente arrossito mentre Paola, la mia giovane collega, protendendosi verso la radiografia strofinava inconsapevolmente il seno sul mio braccio facendomi avvertire i suoi capezzoli che immaginavo rinchiusi in un leggero reggiseno. Non avevo mai pensato a lei come una donna; era da quasi due anni la mia giovane collega che mi aiutava in ambulatorio, ma da quel momento qualcosa scattò in me e Paola ai miei occhi, cominciò ad apparire donna. Mi ero ormai lasciato alle spalle da qualche tempo una relazione molto intensa e contrasta, con la mia compagna. C'eravamo dati un avvelenato ben servito dopo tre anni e mezzo. Un giorno decisi di rompere gli indugi con Paola, che pur sapevo felicemente fidanzata con un altro giovane collega (tra me e lei c'erano ben vent'anni di differenza). In realtà avevo prima sondato il terreno parlando con lei, sempre in ambulatorio, nei momenti tranquilli della giornata, di relazioni sentimentali e sesso, per capire almeno il suo grado di disinibizione verso l'argomento. L'ultima cosa che avrei voluto, sarebbe stato fare una gaffe con una persona bigotta, ma devo dire, Paola si era dimostrata abbastanza libera sull'argomento. Così come dicevo rotti gli indugi, la invitai a cena per la sera successiva, anche approfittando del fatto che il fidanzato al momento stava prestando il servizio militare, e lei accettò. Le avevo detto tante volte scherzando di venire in ambulatorio con la minigonna, "così attiriamo i clienti" le dicevo "ed io mi consolo la vista". Lei non l'aveva mai indossata ma quella sera, in macchina mentre andavamo verso il ristorante, era seduta affianco a me con una notevole mini. Devo dire che non era espertissima nel truccarsi, avrebbe potuto valorizzarsi meglio, così pensavo mentre guidando la guardavo con la coda dell'occhio ed osservavo i suoi capelli biondi e mossi che stavano benissimo sopra quella scollatura non male che lasciava generosamente vedere l'inizio del seno non abbondante ma giusto. I fianchi li avevo già apprezzati in altre occasioni ed il suo sedere in diversi momenti aveva acceso le mie fantasie. La cena fatta a base di pesce e vino bianco fu gradevole ed io ogni tanto le toccavo, ora la mano ora il collo, ora il braccio ora la gamba ma sempre solo con scherzosa confidenza, ma nel frattempo per vedere le sue reazioni, che devo dire mi sembravano divertite ma non particolarmente incoraggianti. Vent'anni di differenza, pensavo, significano che se ci provi e lei non ci sta fai una figuraccia incredibile, e questo per un affermato professionista è grave specie se si tratta di una collega. Per questi motivi ero ancora legato. Lei aveva bevuto un poco più di quello che avrebbe potuto "reggere", così il vino, mi accorgevo che allentava sempre più le sue inibizioni. Di ritorno in macchina le misi la mia mano destra sulla coscia sinistra e sempre continuando a parlare come se niente fosse, la cominciai a carezzare. Lei non parve particolarmente imbarazzata, così le feci la proposta di venire un momento a casa mia per degustare un sorso del liquore che preparavo io personalmente e che aiutava anche a digerire, il "limoncello" freddissimo. Lei accettò dopo una leggera perplessità. In ascensore mentre parlavo pensavo a quanto ero stato banale e mi sentivo come il classico tizio che per abbordare la femmina di turno, la invita a vedere la collezione di farfalle. Forse avrei dovuto essere più impulsivo prima, avrei dovuto fermare la macchina e cominciare a baciarla, così non ci sarebbero stati equivoci. Mentre le spiegavo la mia ricetta del "limoncello" che stava gustando con gradimento, la guardavo intensamente negli occhi, eravamo nel soggiorno, all'improvviso ebbi la netta sensazione che una certa luce di complicità brillava nei suoi occhi, quindi le presi il bicchierino dalla mano e lo poggiai sul tavolo di fianco. Lei era immobile in piedi davanti a me, mentre una musica dolce proveniente dallo stereo riempiva la stanza illuminata da una luce soft. L'abbracciai con dolcezza come se volessi ballare. Il mio braccio sinistro le cinse la vita mentre il destro le cinse il collo. Con la mano destra le spostai i capelli che le ricadevano sulla spalla destra e quasi con fare vampiresco cominciai a baciarle il collo. Finalmente la sentivo vibrare! Piano piano, i miei baci scesero lungo la scollatura verso il centro del petto, le sentivo il cuore battere forte forte come il mio ed abbassandole la spallina del vestito le misi a nudo il seno destro. Davanti a me apparve in tutta la sua superbia un seno perfetto, con un capezzolo turgido e roseo, con l'aureola che lo incorniciava e gli dava le fattezze di un bottoncino da premere. Le abbassai anche l'altra spallina ed ora entrambi i seni apparivano davanti a me nel loro splendore. La mia emozione era fortissima. Baciavo ora uno ora l'altro, li carezzavo e li stringevo allo stesso tempo ed affondavo col viso nella valle che si formava in mezzo inebriandomi del profumo naturale che emanavano. Mi resi conto di essermi seduto sulla sedia che era alle mie spalle. Paola aveva il vestito sceso dalle spalle che le arrivava ormai fino all'ombelico, lo sguardo traspariva visibilmente la sua eccitazione. Mi alzai e la baciai, lei rispondeva ai miei baci con una passionalità che trovavo sorprendente ed inaspettata. Con la mano sinistra cominciai a carezzarle la fica da sopra il collant, mentre il mio cazzo duro le premeva sul fianco sinistro. In un baleno ci trovammo nella stanza da letto dimenticando tutto il mondo. Ci buttammo sul letto e finii di "sbucciarla" sfilandole il vestito, poi fu la volta dei collant con qualche leggera difficoltà, perché mentre glieli sfilavo continuavo a baciarla e lei mi sbottonava la camicia ed i pantaloni. Eravamo nudi ma la stagione calda, il "limoncello" e l'eccitazione, ci facevano sentire molto caldo ed i nostri corpi scottavano quasi. Io la carezzavo e la baciavo scendendo lungo il ventre. Raggiunto il monte di venere, affondai il mio viso e con la lingua cominciai a leccare, prima tutto il solco della sua fica poi dopo aver giocherellato con il clitoride mordicchiandolo, la penetrai con la lingua eccitandomi sempre più per i lamenti che Paola cominciava ad emettere, nel frattempo le mie mani le carezzavano il seno tormentandole i capezzoli. Dapprima lei mi tenne la testa con le mani tra i capelli, pigiandola sulla sua fica e spingendo ritmicamente il bacino in avanti, poi la bloccò dolcemente tra le cosce e con le mani cominciò a carezzarmi le spalle, infine aprendo le cosce, divaricò con le dita le sue grandi labbra, offrendosi sempre più alla mia bocca e lamentandosi come se fosse ferita. "Hmm...si leccami, leccami, mi piace" Io senza parlare, smisi di leccarle la fica e sempre con la lingua, salii lungo il ventre fino ai capezzoli che ripresi a succhiare mentre, con la mano sinistra, le carezzavo il clitoride tenendole il dito anulare dentro la sua passera bagnatissima. Il mio cazzo era duro e bagnato, così mi inginocchiai sul letto, standole di fianco alla sua sinistra e con il mio braccio destro che le cingeva il collo, l'aiutai ad avvicinare il suo viso davanti al mio cazzo. Lei non ebbe bisogno di parole, cominciò subito a baciarlo e tenendolo con la sua mano destra, lo prese in bocca delicatamente e cominciò a masturbarmi, sempre nella sua bocca, fermandosi di tanto in tanto per succhiarlo e leccarlo, mentre io continuavo a carezzarle la fica e a tenerle le spalle sollevate affinché le fosse più agevole il pompino che mi stava facendo. Davanti al letto ho un grosso armadio a specchi che mi permetteva di vedere tutta la scena: il mio cazzo che entrava ed usciva da quella bocca, i capelli biondi che si muovevano ritmicamente, era una scena arrapatissima ed io stavo quasi per venire, ma non volevo così presto, allora le estrassi il cazzo dalla bocca. "Mettiti a pancia sotto" Le dissi. "Cosa vuoi fare" Mi rispose con una sorta di curiosa eccitazione. Io non risposi ma lei capì che in quel modo poteva osservarsi allo specchio. Io dapprima cominciai a carezzarla poi a baciarla dietro la nuca tenendole i capelli alzati. Lei mugolava leggermente, il suo respiro era profondo ed accelerato cominciai allora a scendere con la lingua lungo la sua schiena fino ad arrivare all'inizio del suo culo. Sempre standole da dietro mi piazzai inginocchiato tra le sue gambe aperte e con le mani le afferrai il bacino sollevandolo così che si potesse inginocchiare, cominciai a toccarla con la punta del mio cazzo ora il buchino più stretto ora l'apertura umida, poi mi misi a strofinarglielo contro, dal solco delle natiche scendevo e risalivo. Lei si offriva sempre più a questo mio gioco e capivo che aspettava la mia decisione sempre più eccitata. Se avessi avuto due cazzi l'avrei presa contemporaneamente in entrambi i buchi. Lei cominciò a rispondere sempre più a questo mio gioco ed iniziò a carezzarmi le palle facendosi passare la sua mano davanti al ventre ed infilandosela tra le gambe. Paola mi soppesava e carezzava entrambi i testicoli eccitandomi sempre più, li faceva poggiare sul palmo della sua mano poi li raccoglieva e li faceva strofinare leggermente con delicatezza tra loro, poi con le dita risaliva fino all'inizio dello scroto e poi discendeva lentamente mentre io continuavo a farle sentire ora la punta ora il fusto del mio uccello che strofinavo sempre dai glutei fino alle grandi labbra, alla fine poggiai la punta del mio uccello sull'apertura più umida ed in un attimo questo scivolò dentro, la stavo chiavando alla pecorina. Lei si guardava allo specchio e vedeva benissimo il mio cazzo entrare ed uscire ritmicamente. Dalla sua bocca semichiusa uscivano dolci lamenti. "Mettimelo anche dietro" Disse lei, e la sua mano destra che mi stava carezzando le palle passando da sotto il suo ventre, si spostò all'esterno e sfilando il cazzo dalla fica lo portò con la cappella davanti al buco più sopra, pigiandolo contro. Con una piccola spinta, lubrificato com'era non ebbe molta difficoltà ad entrare. Cominciai a stantuffare avanti ed indietro con lentezza decisa, e lei ad ogni affondo gemeva ed io le dissi: "Masturbati!" lei cominciò a carezzarsi ed a gemere sempre più forte mentre ci guardavamo allo specchio. "Non c'è la faccio più" Esclamai al massimo dell'eccitazione. "Si...si...si. Anch'io!" disse lei. L'orgasmo fu violento contemporaneo, dolce e bellissimo.

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